giovedì 8 ottobre 2015
9 ottobre 1967: Hasta siempre Comandante
Quanto si sa degli ultimi giorni del Che, e della sua morte, sono passati alla storia attraverso il suo celebre diario in Bolivia.
Le informazioni che ci arrivano,riguardo alle ultime giornate di Guevara sono sicuramente drammatiche e finiscono il giorno prima della sua cattura.
E` l`8 ottobre 1967 ed oramai da giorni la colonna dell'Esercito di Liberazione Nazionale Boliviano ,guidata dal Che, è circondata nella zona montuosa del quebrada del Yuro. Dopo una feroce battaglia con l'esercito Boliviano, supportato da una squadra di Rangers e dalla CIA, il Che viene catturato dopo essere stato ferito.
Tenuto prigioniero fino alla mattina dopo viene ucciso da diversi colpi di pistola dal soldato Mario Teràn, scelto a caso fra la truppa per fare da giustiziere.
Dopo l'esecuzione, il Che viene fotografato ancora con gli occhi aperti. Quelle foto della salma del guerrigliero più famoso del mondo, e divenuto ormai leggenda, fanno subito il giro del globo.
Ad aver comunicato la probabile posizione dei guerriglieri alle autorita' Boliviane e' stato un contadino, ma a condurre l`operazione di catura e' l`agente della CIA Félix Rodríguez. Negli anni a venire quest`ultimo non manchera' mai occasione per vantarsi davanti ai giornalisti del proprio crimine.
La guerriglia in Bolivia e il tentativo di innescare un processo rivoluzionario in Bolivia da parte del Che, comunque supportato da tutto il governo rivoluzionario cubano, non fu un successo fin dal principio.
Infatti,da subito, i nuclei guerriglieri non trovrono l`appoggio della popolazione contadina, ne il supporto promesso dal Partito Comunista Boliviano. Solo alcuni dirigenti e membri di esso, trasghediranno alle direttive del partito per unirsi alla guerriglia.
La figura di Che Guevara, forse anche a causa della sua tragica morte, e' diventatata ed e' tuttora una parte importante dell`imaginario di rivolta e rivoluzione in Sud America ed in tutto il mondo.
I suoi scritti sulla guerra di guerriglia (tra cui anche il diario boliviano) sono delle pietre miliari per la tattica militare, ed ancora oggi sono fra i testi piu' importanti per capire il senso e i meccnismi della guerriglia come strumento politico.
Che Guevara, se fosse vivo lotterebbe ancora al posto giusto,
domenica 27 settembre 2015
Morta ieri l’ultima partigiana di Via Rasella
E’ scomparsa ieri, nella clinica San Raffaele di Rocca di Papa, a 91 anni, Lucia Ottobrini, valorosa partigiana, una delle quattro ragazze dei Gap (assieme a Carla Capponi, Maria Teresa Regard e Marisa Musu), medaglia d’argento al valor militare, compagna di lotta e moglie di Mario Fiorentini. Partecipò a molte azioni partigiane a Roma
E’ scomparsa ieri, nella clinica San
Raffaele di Rocca di Papa, a 91 anni, Lucia Ottobrini,
valorosa partigiana, una delle quattro ragazze dei Gap (assieme a Carla
Capponi, Maria Teresa Regard e Marisa Musu), medaglia d’argento al valor
militare, compagna di lotta e moglie di Mario Fiorentini. Partecipò a molte
azioni partigiane a Roma. Nata il Alsazia da famiglia antifascista di
lavoratori italiani emigrati, nemmeno ventenne, è incaricata di nascondere in
casa le armi per le azioni; successivamente, in virtù della sua conoscenza del
tedesco si infiltra tra i nazi-fascisti, con i nomi di battaglia di “Maria
Fiori” o “Leda Lamberti”. Ben presto partecipa attivamente alla lotta armata.
Verrà insignita, dopo la Liberazione,
della medaglia al valor militare. Ciao Lucia e grazie per il
grande contributo dato contro l’occupazione nazifascista.
Alcune stime della partecipazione femminile alla Resistenza:
·
70000 donne organizzate nei Gruppi di difesa della Donna;
·
35000 donne partigiane, che operavano come combattenti;
·
20000 donne con funzioni di supporto;
·
4563 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti;
·
2900 giustiziate o uccise in combattimento;
·
2750 deportate in Germania nei lager nazisti;
·
1700 donne ferite
·
623 fucilate e cadute;
·
512 commissarie di guerra.
venerdì 25 settembre 2015
IL SINDACO DI LIZZANO RICOPRE E FA COSTRUIRE IL RONDO’ SUL SITO ARCHEOLOGICO RISALENTE ALLA MAGNA GRECIA.
Nell’estate di quest’anno,
durante gli scavi per la realizzazione di un rondò sul crocevia di via Luigi di
Savoia via Fontanelle, in Lizzano,
casualmente venivano scoperte alcune tombe risalenti alla Magna Grecia, facenti
parte di un vero e proprio sito
archeologico. Tale scoperta veniva valutata dagli esperti di notevole
importanza sia per i reperti ivi ritrovati, sia perché contribuisce a
comprendere le origini e la storia del nostro territorio. In quei primi giorni di scavi il sito è stato interessato
da centinaia di visitatori. In tutto il paese si è levata a gran voce la
richiesta rivolta agli amministratori locali
di provvedere immediatamente a continuare con gli scavi anche nelle zone
circostanti e realizzare delle opere, anche provvisorie,
per salvaguardare il sito archeologico. La sottoscritta cons. di minoranza
Ilaria Saracino rivolgeva una interrogazione al sindaco facendosi anche
portavoce di alcuni cittadini chiedendo di adottare immediati provvedimenti
di spostamento del rondò con una variante in corso d’opera e di realizzare strutture idonee per salvaguardare e
valorizzare il sito archeologico casualmente rinvenuto. A distanza di pochi
mesi, senza mai avere alcuna risposta ai quesiti e alle indicazioni rivolte
all’A.C., si prende atto che i lavori sono ripresi, il rondò sarà realizzato
dove era previsto, cioè sopra il sito archeologico e le tombe sono state ricoperte
da materiali di risulta per diventare un
marciapiede. Pare che gli Enti preposti abbiano dato il loro assenso a
procedere in tal senso. La sottoscritta ritiene tale azione dell’A.C. un grave
danno per la cultura, per la comunità
lizzanese e per il territorio. Per cercare di fermare questo incredibile scempio voluto dal sindaco e non si comprende
da quali altri enti ha presentato l’interrogazione, che di seguito si allega,
inviandone copia anche al Prefetto, affinchè quest’ultimo possa intervenire e
attraverso una maggiore
sensibilizzazione cercare di riportare alla luce un importante sito
archeologico che potrebbe favorire lo sviluppo del nostro territorio.
https://drive.google.com/file/d/0B4t_uD0DuSG2elRrcEN2YlZHbGs/view
segue interrogazione:
OGGETTO: Interrogazione a risposta scritta ex art. 49 Reg.
C.C. in merito alla copertura ingiustificata delle tombe risalenti al periodo
della Magna Grecia.
La sottoscritta Cons. com.le Ilaria Saracino del Gruppo
Sinistra Unita di Lizzano, premesso che:
-
In seguito al ritrovamento delle suddette tombe
durante l’esecuzione di lavori per la realizzazione del rondò di Via Fontanelle
intersezione Via L. di Savoia, aveva in
data 23 giugno c.a. inviato una interrogazione sia al Sindaco sia al Responsabile
UTC dell’ Ente invitandoli ed esortandoli a intervenire e a provvedere alla
salvaguardia del sito;
-
In quella comunicazione si metteva in evidenza
l’importanza storico-culturale del sito per il nostro paese, l’importanza di
una potenziale risorsa per l’economia del territorio attraverso lo sviluppo
turistico dello stesso sito, veniva rivolto il suggerimento a realizzare una
struttura protettiva e visibile del sito al fine di poterlo esporre ai
visitatori-turisti interessati;
-
Sembrava che la stessa amministrazione fosse
interessata e sensibile a tale importantissimo ritrovamento tanto che ci si
aspettava di assistere a una immediata sospensione dei lavori dato che il sito
è ubicato a poca distanza dal centro abitato e dal castello, quindi in una
posizione strategica favorevole per lo sviluppo turistico-culturale dello
stesso sito;
-
Erano stati rivolti a Sindaco e amministratori
numerosi quesiti in merito alla somma prevista in casi simili, all’immediato
affidamento di un progetto ad hoc, alla prosecuzione dei lavori di rifacimento
di strada e rondò e dunque all’apporto repentino di varianti senza ulteriori
oneri;
-
tali quesiti non hanno avuto alcun riscontro
nonostante l’art. 49 del Reg. C.C. dispone
che il Sindaco e la Giunta devono dare
risposta scritta entro i successivi 30 giorni;
-
in dispregio ad ogni istanza dei cittadini,
oltre che della sottoscritta, l’Amministrazione comunale ha disposto che il sito venga ricoperto con materiali di
risulta e venga realizzato sopra il rondò e il marciapiede circostante;
disposizioni che la ditta appaltatrice
ha prontamente effettuato. Tutto ciò sta
arrecando un gravissimo danno alla cultura in generale, alla storia del nostro
paese ed anche al potenziale sviluppo turistico del territorio.
Tanto premesso
la sottoscritta Ilaria Saracino
CHIEDE
1) Per
quale ragione l’amministrazione comunale si sottrae al confronto continuando
imperterrita a non fornire risposte anche oltre i termini stabiliti?
2) Perchè
l’amministrazione comunale non tutela il patrimonio storico-culturale del
proprio territorio?
3) Per
quale ragione l’amministrazione comunale non ha provveduto a realizzare un
progetto di salvaguardia del sito archeologico anche
investendo piccole risorse di cui l’Ente dispone agevolmente?
4) Perchè l’amministrazione comunale è totalmente
insensibile alla cultura e allo sviluppo possibile del nostro territorio?
5) Per quale ragione l’amministrazione comunale
insabbia un patrimonio di fondamentale importanza per lo sviluppo locale
respingendo le istanze in tal senso dell’intera comunità?
La sottoscritta rivolge le suddette domande certa del fatto
che l’amministrazione comunale può disporre di risorse da destinare anche al
sito archeologico se solo fosse realmente sensibile alla cultura e a
salvaguardare e promuovere gli interessi della cittadinanza, se ciò non dovesse
fare, nonostante la nostra ennesima istanza, vuol dire che gli interessi
dell’A.C. non coincidono con quelli della comunità lizzanese.
La sottoscritta chiede di ricevere risposta scritta entro i
termini prescritti.
Cons. Com.le Dott.ssa Ilaria Saracino
venerdì 18 settembre 2015
Richiesta di informative e di documenti relativi ai lavori di costruzione di Piazza S. Nicola.
Cons. Comunale
D.ssa Ilaria Saracino Lizzano
16/09/2015
del Gruppo
Sinistra Unita di Lizzano

Al Responsabile U.T.C. del
Comune di Lizzano - sett.
LL.PP.
Al
Sindaco del Comune di Lizzano
Oggetto:
richiesta di informative e di documenti relativi ai lavori di costruzione di
Piazza S. Nicola.
La sottoscritta,
nella sua qualità e in ottemperanza al mandato ricevuto, con la presente
intende ricevere informative documentali in merito ai lavori di rifacimento-
costruzione della Piazza S. Nicola; quindi al responsabile dell’U.T.C. di
Lizzano
c h i e d e
1) I lavori di
realizzazione della Piazza – Villa S. Nicola si sono conclusi? Quando è
avvenuta la consegna dell’opera da parte della ditta appaltatrice?;
2) L’opera è
stata accettata dal comune di Lizzano?
3) Le opere
realizzate sono conformi a quelle previste nel progetto e nel capitolato
d’appalto?
4) L’opera è stata
già collaudata?
5) L’opera ha
subito varianti in corso di realizzazione?
Se si di quale natura e per quali
ragioni? Ci sono stati costi aggiuntivi
rispetto al progetto iniziale andato in gara?
6) Per quale
ragione si continua ad intervenire con altre ditte sulla medesima piazza S.
Nicola per effettuare lavori di ripristino e messa in sicurezza?
Si chiedono
copie dei seguenti documenti: capitolato d’appalto; eventuali progetti di
variante in corso d’opera; verbale di consegna e accettazione dell’opera;
eventuali collaudi se necessari e esistenti.
Cons. Comunale Dott.ssa
Ilaria SaracinoAlla scuola Manzoni di Lizzano ancora il problema delle “ finestre cadenti”_Interrogazione a risposta scritta ex art. 49 Reg. C.C. in merito agli infissi del plesso scolastico Manzoni.
Con l’inizio del nuovo anno scolastico
si sperava che almeno il grave problema degli infissi esterni del plesso
scolastico scuola elementare “ Manzoni” fosse stato risolto dall’A.C. Il
sindaco Macripò aveva promesso già lo scorso anno alla Dott.ssa Ilaria
Saracino, cons. di minoranza, la quale aveva presentato una interrogazione e
una richiesta di incontro con il primo cittadino e un gruppo di rappresentanti
di genitori degli alunni, che gli infissi esterni sarebbero stati
immediatamente sostituiti e il problema risolto. Rammentiamo che
l’anno scorso vi era stato il grave episodio della caduta di una
finestra poco prima dell’ingresso a scuola che per fortuna non
aveva colpito alcun alunno. Purtroppo la situazione è rimasta invariata, gli
infissi ormai vetusti sono divenuti più usurati e pericolosi. La Cons. Saracino
aveva sollecitato gli interventi di sostituzione e manutenzione anche
nell’ultimo consiglio comunale del 6 agosto scorso, così come nei precedenti.
Ma sino ad oggi nessun intervento da parte dell’A.C. solo false promesse.
Ed è stato per questo che il primo giorno di scuola diversi genitori si sono
rivolti alla Saracino per chiedere informazioni e ribadire le lamentele
contro il sindaco Macripò e questa A.C. Dunque la Saracino ha presentato
un’altra interrogazione in data odierna per sollecitare gli interventi da parte
dell’A.C. e per chiedere l’intervento tempestivo anche del
Prefetto di Taranto. Alleghiamo il testo dell’interrogazione.
Cons. Comunale D.ssa Ilaria Saracino Lizzano
16/09/2015
del Gruppo Sinistra Unita di
Lizzano
Al
Sindaco del Comune di Lizzano
Alla Giunta comunale di Lizzano
p.c. Al Prefetto di Taranto
OGGETTO: Interrogazione a
risposta scritta ex art. 49 Reg. C.C. in
merito agli infissi del plesso scolastico Manzoni.
La sottoscritta Cons. com. Ilaria
Saracino del Gruppo Sinistra Unita di Lizzano, premesso che:
- gli infissi della scuola di cui
in oggetto si presentano danneggiati e pericolanti a causa della mancata
manutenzione nel corso degli anni;
- i vetri degli stessi, realizzati
con tecniche ormai obsolete, non consentono un adeguato isolamento termico
dell’immobile con maggiori costi per il sistema di riscaldamento delle aule;
- inoltre, a causa dell’avanzata
condizione di usura dei suddetti infissi, gli stessi hanno già causato la
caduta di vetri che per fortuna non ha provocato lesioni ai piccoli utenti;
- gli infissi esterni suddetti
non riescono a proteggere l’edificio scolastico da condizioni meteoriche
lievemente avverse ( vento o piccoli temporali ) infatti durante tali eventi si
ha difficoltà a tenere gli infissi chiusi e a non far entrare la pioggia nelle
aule;
- in alcune aule gli infissi sono
puntellati alla meglio per evitare che cadano sui bambini e sui docenti, quindi
durante il periodo più caldo non possono essere aperti;
- a parere di un esperto pare che
gli infissi dell’ultimo piano non siano a norma di legge in quanto gli stessi hanno l’altezza dal pavimento inferiore da
quella prevista;
- tutte queste condizioni
sommariamente e parzialmente descritte hanno creato da anni notevoli disagi
agli utenti della scuola, oltre che situazioni di pericolo che non consentono
il regolare svolgimento delle attività didattiche;
- dopo aver più volte sollevato
tali problematiche negli anni precedenti all’attuale A.C. e dopo aver ottenuto
pubblicamente, sia davanti ai genitori sia in consiglio comunale, la promessa
del sindaco di rifacimento immediato degli infissi esterni, constato che a
distanza di due anni non è stato effettuato alcun intervento;
- la situazione essendo ormai
divenuta pericolosa, insostenibile e non più rinviabile in quanto è in gioco la
salute e l’incolumità degli utenti nonché la stessa attività didattica;
tanto premesso
la sottoscritta Ilaria Saracino,
CHIEDE
1) per quale ragione
l’amministrazione comunale non ha effettuato sino ad oggi i lavori di sostituzione
e/o ripristino degli infissi che aveva promesso due anni addietro?;
2) quando l’amministrazione
comunale ha intenzione realmente di effettuare i lavori di sostituzione e/o
ripristino degli infissi?;
3) quali sono gli interventi
urgenti che l’amministrazione intende mettere in atto nell’immediato per
scongiurare altre situazioni di pericolo per l’incolumità degli utenti della
scuola?.
Rivolgo queste domande sapendo
che l’amministrazione comunale dispone delle risorse già da tempo al fine di
effettuare gli interventi; inoltre che è stata effettuata una gara di lavori di
efficientamento energetico della scuola Manzoni.
Il tutto però è stato effettuato
inspiegabilmente con notevole ritardo, ciò nonostante ancora oggi, dopo circa
tre anni di questa amministrazione, non si vede alcun tipo di intervento.
Dunque la presente oltre ad avere
la funzione propria di conoscere le risposte che riguardano la tempistica degli
interventi ha anche l’obiettivo di sollecitare l’amministrazione comunale a
intervenire con estrema urgenza essendo divenuto ormai il problema grave e
improcrastinabile.
La sottoscritta chiede di
ricevere risposta scritta entro i termini prescritti.
Cons. Com. Dott.ssa Ilaria
Saracino
martedì 25 agosto 2015
LIZZANO : Ora la TARI dovrebbe diminuire perché ogni aumento è illegittimo e ingiusto
Un'altra vittoria del Gruppo Sinistra Unita dopo 2 anni Di battaglie politiche le nostre proposte sono state Recepite nel nuovo capitolato d'appalto per lo smaltimento Rifiuti ora i ricavi della vendita dei rifiuti differenziati e i vari Contributi saranno introitati dal comune e non dalle ditte.E questo anche il risultato dei cittadini !
Ora la TARI dovrebbe diminuire perché ogni aumento è illegittimo e ingiusto dopo il nostro risultato la nostra Mozione che avevamo proposto è stata ritirata al consiglio Comunale del 6 agosto la cons. com. Ilaria Saracino Ha criticato l'amministrazione come INCAPACE ED INEFFICIENTE.
Nessuna opera prevista per questo anno dunque, il Sindaco deve spiegare ai cittadini dove spreca i 5 MILIONI di euro Di tasse che riceve dai Lizzanesi e i 2 MILIONI di euro Di finanziamenti.
DOVE VANNO A FINIRE QUESTI SOLDI??
http://sinistraunitalizzano.tumblr.com/post/127543777928/httpsaracinoilariablogspotit201508lizzano-ora-la
giovedì 20 agosto 2015
Lizzano, Agritur 2015 - totale fallimento
Si è conclusa nella serata di martedi’ 18 agosto la
manifestazione Agritur 2015 in Lizzano.
Anche quest’anno l’evento è stato un totale
fallimento, tanto afferma la cons. com. Ilaria Saracino del Gruppo Sinistra
Unita nell’interrogazione depositata al palazzo comunale e rivolta al sindaco e
alla giunta.
Sempre nella stessa interrogazione la Saracino,
affermando che la manifestazione è stata disertata sia da parte degli operatori
locali ( artigiani, agricoltori, associazioni culturali e folkloristiche ) sia
da parte del pubblici e dei visitatori, individua con chiarezza la
responsabilità del flop nell’incapacità e nella negligenza organizzativa dell’amministrazione
comunale.
In realtà, quest’anno Agritur è stata frequentata da
poca gente e ha così perso totalmente il fine vero per cui anni addietro era
stata realizzata. Difatti, Agritur nasceva per far conoscere, nel periodo
estivo, frequentato dai numerosi turisti, le bellezze del nostro territorio, i
prodotti agricoli tipici, i prodotti dell’artigianato locale, l’aspetto
gastronomico del luogo e le nostre tradizioni culturali.
Nel passato la manifestazione ospitava numerosi
espositori e le serate a tema erano frequentate da migliaia di visitatori che
giungevano nel nostro centro storico per conoscere e apprezzare quanto
descritto. In tal modo i cittadini lizzanesi ottenevano un sostanzioso ritorno
economico che arricchiva l’intero paese e lo incentivava a collaborare sempre
più di anno in anno.
Al contrario con l’amministrazione Macripò l’Agritur
ha perso ogni originale significato, anzi ha ulteriormente aggravato la già
disastrosa situazione economico-sociale del nostro territorio, rovinando anche
l’immagine locale del paese. Dunque, in questi ultimi anni l’Agritur è solo un
dispendio ingiustificato di denaro pubblico.
Per queste ragioni la Saracino ha rivolto
all’amministrazione comunale e al
sindaco le seguenti domande:
1) con quale finalità l’amministrazione comunale organizza la
manifestazione di Agritur?;
2) quali sono gli obiettivi che
l’A.C. si propone di raggiungere e in realtà quali di questi obiettivi sono
stati raggiunti con Agritur 2015?;
3) quali sono stati i costi complessivi di Agritur 2015 per l’A.C., quindi per i lizzanesi?;
4) quali sono i vantaggi e le utilità ottenuti dai lizzanesi da Agritur 2015?.
La
consigliera spera di ricevere le risposte scritte entro i 30 giorni previsti
dal regolamento comunale per poi formulare nuove proposte al fine di riportare
la manifestazione alle sue origini e ai suoi valori.
lunedì 27 luglio 2015
ARRIVA UNA NUOVA STANGATA PER I LIZZANESI
Dopo 7 mesi, l’Amm.ne MACRIPO’ vuole aumentare ancora le TASSE dove l’aliquota non è ancora massima in cambio servizi sempre peggiori ovvero tanti ed enormi DISSERVIZI.
SI INVITATO TUTTI I CITTADINI A PARTECIPARE AL CONSIGLIO COMUNALE (29 LUGLIO 2015_ 08:00 ) affinchè ci si possa difendere INGIUSTIZIE, IMPOSIZIONI e lottare contro L’AUMENTO INGIUSTIFICATO, INDISCRIMINATO E INSOSTENIBILE della Tasi e delle altre tasse.
mercoledì 15 luglio 2015
LETTERA APERTA DI RICHIESTA IMMEDIATA DI INTERVENTI PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO PUBBLICO COMUNALE, PER IL DECORO URBANO, PER L’IGIENE, LA SICUREZZA E L’INCOLUMITÀ DEI CITTADINI.
COMUNICATO STAMPA
La sottoscritta Ilaria Saracino cons.com. del Gruppo Sinistra Unita di Lizzano vista la situazione di abbandono e incuria del territorio di Lizzano dopo innumerevoli istanze di interventi rivolte in più occasioni all’amm.ne com.le , che non hanno sortito alcun effetto positivo, invia la presente lettera aperta al Prefetto di Taranto affinché intervenga in sostituzione degli amministratori locali almeno per limitare i danni ai cittadini e per scongiurare pericolo alla salute pubblica. La stessa missiva viene inviata al Sindaco e anche alla Procura della Repubblica nel caso fossero ravvisati violazioni alla Legge nel comportamento degli amministratori locali.
Cons. Comunale D.ssa Ilaria Saracino Lizzano 13/07/2015
del Gruppo Sinistra Unita di Lizzano
Al Sig. Prefetto di Taranto
Al Sindaco del Comune di Lizzano
Al Procuratore della repubblica del Trib. di TA
OGGETTO: lettera aperta di richiesta immediata di interventi per la salvaguardia del patrimonio pubblico comunale, per il decoro urbano, per l’igiene, la sicurezza e l’incolumità dei cittadini.
La sottoscritta D.ssa Ilaria Saracino, in ottemperanza al proprio mandato di consigliere comunale ricevuto dai cittadini denuncia la gravissima situazione igienico – sanitaria che da mesi preoccupa e spaventa i cittadini di Lizzano e denuncia il grave stato di abbandono e incuria da parte degli amministratori e del sindaco di Lizzano relativamente ai suoli e aree pubbliche comunali, alle strade comunali e agli immobili di proprietà comunale. In particolare evidenzia il grave stato di degrado e abbandono in cui versa la ex scuola materna di via Tevere, dove già dall’esterno si vedono muri che stanno crollando, intonaco che cade a pezzi, porte che sono state distrutte o asportate, sanitari dei bagni sparsi sui piazzali e nel giardino, rifiuti, erbacce alte e alberi secchi che potrebbero far sviluppare incendi, insomma gravissimi danni al patrimonio comunale, pericolo di arrecare danni a terzi attraverso incendi, topi e insetti di ogni tipo che si sviluppano all’interno e si diffondono nelle vicinanze; nella stessa situazione si trovano l’immobile dell’ex macello comunale, l’immobile dell’Agrimercato e quasi nelle stesse condizioni la scuola a 7 aule di via Mascagni ( edificio nuovo mai utilizzato ) la scuola materna di via Fontanelle, la chiesetta dell’Annunziata, ecc… Le aree di proprietà comunale, quale ad esempio, quella acquisita in loc. “ Bagnara”, confinante con la S.P. Pulsano-Monacizzo in stato di totale abbandono oltre le erbacce, i rovi, e tutto quanto sopra detto è occupata anche da rifiuti vari, insomma una delle tante discariche a cielo aperte. Per non parlare delle strade comunali, si veda ad esempio la strada che porta ai centri sportivi privati Monopoli e alla ex industria Siatek, dove i rovi hanno occupato già parte della carreggiata, in condizioni simili le altre strade comunali rurali, dove ai bordi sono costellati da vari cumuli di rifiuti, anche pericolosi. Purtroppo anche sulle piazze e le strade del centro abitato sono presenti erbacce alte e rifiuti vari, solo per citarne alcune: le due estremità nord-sud di via Mascagni, via S. D’Acquisto, via Euripide, via Crispi, via Piemonte, via Liguria, viale Gramsci ( estremo nord), via Poerio, via Garibaldi, via Toscana, via Marche, ecc…. Un tratto di via Dante, nel centro storico del paese, adiacente alle case popolari e alle spalle del castello, pare non sia stata espropriata dal comune ed è diventata una vera boscaglia impressionante. La sera blatte e topi che passeggiano per il paese, ( qualche topo ucciso da qualche cittadino giaceva l’altro giorno sui marciapiedi di via L. di Savoia e di via Dante. I danni che i lizzanesi stanno subendo sono incommensurabili, il pericolo di incendi e pericolo per la salute pubblica reale.
Alleghiamo alcune fotografie per far vedere quanto descritto.
Eppure esiste una ordinanza sindacale emessa da questo sindaco, la n. 59/2008, la quale in nome del decoro urbano, dell’igiene e della tutela della salute prevede sanzioni pesanti nei confronti di coloro che non provvedono alla pulizia e allo sfalcio dell’erba dai suoli o giardini. Gli agenti di P.M. in forza di tale ordinanza stanno contestando sanzioni pesanti ad alcuni cittadini che non avevano ancora fatto in tempo a tagliare l’erba dai propri giardini recintati. Allora la sottoscritta si chiede quante sanzioni sono state contestate al comune di Lizzano vista la situazione esistente che palesa violazioni continue? E al Sindaco personalmente? O si deve pensare che le ordinanze sindacali si applicano solo ad alcuni e non a tutti i presenti sul territorio lizzanese?
Ed ancora, chi risarcirà i danni patrimoniali ai cittadini di Lizzano? Quando sarà restituito il decoro urbano ed eliminato il timore di danni alla salute a Lizzano? Tali interpellanze le rivolgo al Sig. Prefetto, visto che quelle inviate all’A.C. non hanno sortito alcun effetto e non hanno avuto alcun riscontro.
La sottoscritta chiede l’intervento immediato del Prefetto di Taranto affinchè direttamente possa disporre interventi a tutela del patrimonio, della salute e incolumità dei lizzanesi e disporre che le ordinanze vengano rispettate da tutti. La presente lettera viene inviata anche alla procura della repubblica per le azioni eventuali di loro competenza. La scrivente, tra l’altro, fa presente che da circa due anni sono state denunciate in più occasioni tali situazioni incresciose e inverosimili, sono stati chiesti interventi al sindaco, ma sino ad adesso non è stato effettuato nessun intervento e la situazione ormai è diventata invivibile.
Cons. Comunale D.ssa Ilaria Saracino
http://sinistraunitalizzano.tumblr.com/post/124144405233/lettera-aperta-di-richiesta-immediata-di
lunedì 29 giugno 2015
Il fenomeno del caporalato agricolo in Puglia e le sue schiave
Posted on 23 giugno 2015 by Donne in rosso
![]() |
| foto di Luigi Paradiso -Assemblea regionale del PCdI, Taranto 19 giugno 2015 |
![]() |
| foto di Luigi Paradiso -Assemblea regionale del PCdI, Taranto 19 giugno 2015 |
Pubblichiamo un intervento sul terribile problema del caporalato femminile ancora esistente nell’agricoltura che la compagna Ilaria Saracino ha tenuto durante l’Assemblea regionale del PCdI di venerdì 19 giugno a Taranto.
Un altro grave problema che interessa la nostra regione è il fenomeno del caporalato femminile nell’agricoltura. Fenomeno nato decenni addietro nel nostro Mezzogiorno, dove vi erano i grandi latifondisti, e combattuto all’epoca con numerose battaglie sociali e affrontato dalla stessa CGIL e quindi da Di Vittorio, che con il passare del tempo sembrava fosse scomparso anche per via della trasformazione del latifondo grazie alle riforme agrarie degli anni 60 del secolo scorso; invece si scopre che esso non solo non è scomparso, ma si è enormemente sviluppato in modo silente e non manifesto adattandosi e raggirando la normativa che di volta in volta veniva realizzata.
Infatti, molti di noi di questo fenomeno ne sono a conoscenza in quanto lo vedono o lo vivono personalmente nei propri comuni o nelle proprie famiglie, nelle altre parti d’Italia invece, se n’è avuta conoscenza solo attraverso specifici fatti di cronaca, come ad esempio, ricorderete tutti, la protesta dei braccianti extra-comunitari di Rosarno e Nardò tra il 2010 e il 2011. Ultimamente qualche notizia riappare su testate giornalistiche e sul web mentre la testimonianza diretta si è avuta attraverso varie denunce di programmi televisivi nazionali.
Si pensi che solo in Puglia il caporalato agricolo sfrutta 40 mila donne italiane e 18 mila straniere. Le italiane partono dai vari comuni pugliesi alle tre e mezza della mattina, facendo rientro alle loro case non prima delle diciotto, per raggiungere i campi di lavoro in Puglia, in Basilicata e in Calabria percorrendo centinaia di chilometri a bordo di furgoni telonati e pullman Gran Turismo. Le straniere invece effettuano le stesse ore di lavoro vivendo nei capannoni, che i caporali allestiscono come dormitori e persino molto spesso anche in stalle assieme agli animali. Generalmente il lavoro che svolgono le braccianti riguarda la raccolta di ciliegie, di fragole, di uva, di pesche e di agrumi in campi aperti e nelle serre per almeno 10-12 ore al giorno, oppure si arrivano a raggiungere le 15 ore se si lavora nei magazzini per il confezionamento dei prodotti. L’intero sistema è organizzato in maniera formalmente legale e lecita tanto che i caporali molto spesso sono anche proprietari dei pullman Gran Turismo e risultano essere agenti di viaggio, ma in realtà organizzano l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.
Purtroppo la necessità economica e la disperazione che vivono le famiglie pugliesi induce queste lavoratrici ad accettare condizioni disumane, come ricatti di vario genere e persino ricatti sessuali, e ad accettare il sistema senza alcuna protesta e denuncia perché, lo si deve ribadire, hanno il terrore di essere punite in diverse maniere. Tanto avviene anche perché le lavoratrici non trovano alcun sostegno o punto di riferimento sindacale e politico che possa rappresentare le loro istanze di lavoratrici sfruttate. Difatti, nonostante nel 2011, in seguito alle rivolte spontanee di Nardò e Rosarno, sia stato emanato il D.L. n. 138, art 12 che prevede il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro sino ad oggi sono state prodotte solo 15 denunce e nessuna altra forma di protesta. Ciò non fa altro che testimoniare quanto il sistema di tutela e di rappresentanza sia assente o qualora sia presente è miseramente inadeguato e inefficace.
fonte
https://donneinrosso.wordpress.com/2015/06/23/il-fenomeno-del-caporalato-agricolo-in-puglia-e-le-sue-schiave/
Un altro grave problema che interessa la nostra regione è il fenomeno del caporalato femminile nell’agricoltura. Fenomeno nato decenni addietro nel nostro Mezzogiorno, dove vi erano i grandi latifondisti, e combattuto all’epoca con numerose battaglie sociali e affrontato dalla stessa CGIL e quindi da Di Vittorio, che con il passare del tempo sembrava fosse scomparso anche per via della trasformazione del latifondo grazie alle riforme agrarie degli anni 60 del secolo scorso; invece si scopre che esso non solo non è scomparso, ma si è enormemente sviluppato in modo silente e non manifesto adattandosi e raggirando la normativa che di volta in volta veniva realizzata.
Infatti, molti di noi di questo fenomeno ne sono a conoscenza in quanto lo vedono o lo vivono personalmente nei propri comuni o nelle proprie famiglie, nelle altre parti d’Italia invece, se n’è avuta conoscenza solo attraverso specifici fatti di cronaca, come ad esempio, ricorderete tutti, la protesta dei braccianti extra-comunitari di Rosarno e Nardò tra il 2010 e il 2011. Ultimamente qualche notizia riappare su testate giornalistiche e sul web mentre la testimonianza diretta si è avuta attraverso varie denunce di programmi televisivi nazionali.
Si pensi che solo in Puglia il caporalato agricolo sfrutta 40 mila donne italiane e 18 mila straniere. Le italiane partono dai vari comuni pugliesi alle tre e mezza della mattina, facendo rientro alle loro case non prima delle diciotto, per raggiungere i campi di lavoro in Puglia, in Basilicata e in Calabria percorrendo centinaia di chilometri a bordo di furgoni telonati e pullman Gran Turismo. Le straniere invece effettuano le stesse ore di lavoro vivendo nei capannoni, che i caporali allestiscono come dormitori e persino molto spesso anche in stalle assieme agli animali. Generalmente il lavoro che svolgono le braccianti riguarda la raccolta di ciliegie, di fragole, di uva, di pesche e di agrumi in campi aperti e nelle serre per almeno 10-12 ore al giorno, oppure si arrivano a raggiungere le 15 ore se si lavora nei magazzini per il confezionamento dei prodotti. L’intero sistema è organizzato in maniera formalmente legale e lecita tanto che i caporali molto spesso sono anche proprietari dei pullman Gran Turismo e risultano essere agenti di viaggio, ma in realtà organizzano l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.
Purtroppo la necessità economica e la disperazione che vivono le famiglie pugliesi induce queste lavoratrici ad accettare condizioni disumane, come ricatti di vario genere e persino ricatti sessuali, e ad accettare il sistema senza alcuna protesta e denuncia perché, lo si deve ribadire, hanno il terrore di essere punite in diverse maniere. Tanto avviene anche perché le lavoratrici non trovano alcun sostegno o punto di riferimento sindacale e politico che possa rappresentare le loro istanze di lavoratrici sfruttate. Difatti, nonostante nel 2011, in seguito alle rivolte spontanee di Nardò e Rosarno, sia stato emanato il D.L. n. 138, art 12 che prevede il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro sino ad oggi sono state prodotte solo 15 denunce e nessuna altra forma di protesta. Ciò non fa altro che testimoniare quanto il sistema di tutela e di rappresentanza sia assente o qualora sia presente è miseramente inadeguato e inefficace.
fonte
https://donneinrosso.wordpress.com/2015/06/23/il-fenomeno-del-caporalato-agricolo-in-puglia-e-le-sue-schiave/
venerdì 19 giugno 2015
Intervento all'Assemblea pre-congressuale Regionale del PCdI - Il fenomeno del caporalato agricolo in Puglia e le sue schiave
Un
altro grave problema che interessa la nostra regione è il fenomeno
del caporalato femminile nell’agricoltura. Fenomeno nato decenni
addietro nel nostro Mezzogiorno, dove vi erano i grandi latifondisti,
e combattuto all’epoca con numerose battaglie sociali e affrontato
dalla stessa CGIL e quindi da Di Vittorio, che con il passare del
tempo sembrava fosse scomparso anche per via della trasformazione del
latifondo grazie alle riforme agrarie degli anni 60 del secolo
scorso; invece si scopre che esso non solo non è scomparso, ma si è
enormemente sviluppato in modo silente e non manifesto adattandosi e
raggirando la normativa che di volta in volta veniva realizzata.
Infatti,
molti di noi di questo fenomeno ne sono a conoscenza in quanto lo
vedono o lo vivono personalmente nei propri comuni o nelle proprie
famiglie, nelle altre parti d’Italia invece, se n’è avuta
conoscenza solo attraverso specifici fatti di cronaca, come ad
esempio, ricorderete tutti, la protesta dei braccianti
extra-comunitari di Rosarno e Nardò tra il 2010 e il 2011.
Ultimamente qualche notizia riappare su testate giornalistiche e sul
web mentre la testimonianza diretta si è avuta attraverso varie
denunce di programmi televisivi nazionali.
Si
pensi che solo in Puglia il caporalato agricolo sfrutta 40 mila donne
italiane e 18 mila straniere. Le italiane partono dai vari comuni
pugliesi alle tre e mezza della mattina, facendo rientro alle loro
case non prima delle diciotto, per raggiungere i campi di lavoro in
Puglia, in Basilicata e in Calabria percorrendo centinaia di
chilometri a bordo di furgoni telonati e pullman Gran Turismo. Le
straniere invece effettuano le stesse ore di lavoro vivendo nei
capannoni, che i caporali allestiscono come dormitori e persino molto
spesso anche in stalle assieme agli animali. Generalmente il lavoro
che svolgono le braccianti riguarda la raccolta di ciliegie, di
fragole, di uva, di pesche e di agrumi in campi aperti e nelle serre
per almeno 10-12 ore al giorno, oppure si arrivano a raggiungere le
15 ore se si lavora nei magazzini per il confezionamento dei
prodotti. L’intero sistema è organizzato in maniera formalmente
legale e lecita tanto che i caporali molto spesso sono anche
proprietari dei pullman Gran Turismo e risultano essere agenti di
viaggio, ma in realtà organizzano l’intermediazione illecita e lo
sfruttamento del lavoro.
Purtroppo
la necessità economica e la disperazione che vivono le famiglie
pugliesi induce queste lavoratrici ad accettare condizioni disumane,
come ricatti di vario genere e persino ricatti sessuali, e ad
accettare il sistema senza alcuna protesta e denuncia perché, lo si
deve ribadire, hanno il terrore di essere punite in diverse maniere.
Tanto avviene anche perché le lavoratrici non trovano alcun sostegno
o punto di riferimento sindacale e politico che possa rappresentare
le loro istanze di lavoratrici sfruttate. Difatti, nonostante nel
2011, in seguito alle rivolte spontanee di Nardò e Rosarno, sia
stato emanato il D.L. n. 138, art 12 che prevede il reato di
intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro sino ad oggi sono
state prodotte solo 15 denunce e nessuna altra forma di protesta. Ciò
non fa altro che testimoniare quanto il sistema di tutela e di
rappresentanza sia assente o qualora sia presente è miseramente
inadeguato e inefficace.
Inoltre,
anche il sistema di pagamento del salario è stato organizzato in
maniera simulata e fraudolenta. Infatti, formalmente le lavoratrici
ricevono un assegno mensile che prevede una paga giornaliera di circa
€ 50 e che devono incassare e restituirne una parte in nero ai
caporali; quest'ultima corrispondente a circa il 40% di quanto
incassato; dunque, la retribuzione reale del salario è di circa €
28 al giorno ovvero di circa € 2,50 orari. Anche per quanto
riguarda la contribuzione pensionistica e assicurativa tutto è
irregolare.
Con
questo sistema però il proprietario dell’azienda agricola appare
operare nella legalità affinché usufruisca dei finanziamenti
statali nonostante i dati FLAI CGIL e ISTAT attestino che solo in
Puglia il lavoro sommerso agricolo è del 43% e l’evasione
contributiva ammonta mediamente a € 420 milioni l’anno.
Il
fenomeno è ormai in diversi casi organizzato da associazioni mafiose
o similari presenti sul territorio pugliese tanto che il caporalato è
ormai notoriamente sinonimo di agromafia, la quale incassa dallo
sfruttamento delle braccianti € 2,5 miliardi all’anno (dati
rilevati ISTAT ).
Sino
ad oggi in realtà il fenomeno non è stato né contrastato e né
combattuto in alcun modo da parte delle istituzioni e testimonianza
ne è la crescita esponenziale in questi ultimi anni, soprattutto per
la manodopera femminile che in gran parte ha sostituito quella
maschile in quanto le donne sono più remissive, facilmente
ricattabili e sottopagate.
Va
detto che il fenomeno, tipicamente italiano, è noto anche nel nord
dell’Europa dove Norvegia e Danimarca, in occasione della
partecipazione all’EXPO’, hanno scritto al Premier Renzi di
intervenire per combattere il fenomeno del caporalato minacciando, in
caso contrario, il boicottaggio dei prodotti agricoli italiani.
L'azione dei due Paesi del Nord Europa è stata una plateale azione
di sostegno, di difesa e di pronto intervento contro lo sfruttamento
dei braccianti italiani e stranieri, ma il Premier ha sino ad oggi
ignorato l’appello consentendo addirittura la partecipazione alla
manifestazione milanese di numerose aziende agricole che per la
maggior parte legalizzano quotidianamente lo sfruttamento e la
schiavizzazione delle braccianti pugliesi.
Assistiamo
quotidianamente al fallimento del rispetto e dei diritti dei
lavoratori e delle lavoratrici, viviamo quotidianamente l'insolvenza
della politica, favoriamo quotidianamente l'oltraggio della potestà
popolare e dunque della democrazia, conserviamo ai soli anniversari
il ricordo di chi ha combattuto per la nostra libertà, libertà che
noi tutti violentiamo ogni giorno.
Pertanto
ci si attivi con solerte intervento e si dia consistenza alla
coerenza e alla condotta pratica che ci ha sempre contraddistinto
come comunisti, come comunisti al servizio e alla difesa dei
lavoratori!!!!
Quindi,
poiché è stato detto che dobbiamo redigere di contenuti politici il
nostro simbolo e proporre la risoluzione dei numerosissimi problemi
socio-economici presenti nel territorio allora si propone sia al
partito regionale sia a quello nazionale di mettere in primo piano la
battaglia contro tale fenomeno per contrastarlo in nome di una reale
difesa delle braccianti pugliesi e straniere per liberarle dal giogo
della schiavitù al quale sono ancora sottoposte.
Chiediamo
che il Partito Comunista d'Italia intraprenda un'azione politica
presente e costante, ferma e massiccia per contrastare attivamente e
realmente il fenomeno del caporalato agricolo che è ancora un
fenomeno incivile, inumano e anticostituzionale.
Inoltre,
non deve essere trascurato il percorso storico del processo di
rivendicazione dei diritti dei lavoratori che sono stati conquistati
con dure lotte, ma che attualmente in questa condizione di
sottosviluppo lavorativo e umano non possiamo non considerarlo come
una questione di ritorno al passato che fa parte della storia.
lunedì 15 giugno 2015
giovedì 28 maggio 2015
Interrogazione a risposta scritta ex art. 49 Reg. C.C. in merito a rinegoziazione parcelle liquidate agli avvocati in particolare deliberazioni di Giunta n. 101 e 103/2015.
Cons. Comunale D.ssa Ilaria Saracino Lizzano
27/05/2015
del Gruppo Sinistra Unita di
Lizzano
Al
Sindaco del Comune di Lizzano
Alla Giunta comunale di Lizzano
p.c. Al Prefetto di Taranto
OGGETTO: Interrogazione a
risposta scritta ex art. 49 Reg. C.C. in
merito a rinegoziazione parcelle liquidate agli avvocati in particolare
deliberazioni di Giunta n. 101 e
103/2015.
La sottoscritta Cons. com. Ilaria
Saracino del Gruppo Sinistra Unita di Lizzano, premesso che:
- il Comune di Lizzano provvedeva
con deliberazione e determina del 2012 a fissare i compensi per gli avvocati
difensori del Comune di Lizzano per l’importo di € 1.258,40 comprensivo di
oneri come per legge;
- in ottemperanza a tali deliberazioni
molti avvocati, difensori del Comune, venivano incaricati perché accettavano tale
compenso che ricevevano al termine delle loro prestazioni professionali;
-
invece nelle deliberazioni nn.101 e 103 del 2015 si apprende che per uno
degli avvocati difensori del Comune non vengono rispettati gli accordi in
merito ai compensi prestabiliti, infatti in seguito a rinegoziazione vengono
liquidate parcelle notevolmente superiori;
- non si comprende perché vi sia
un trattamento retributivo del compenso differente tra i diversi difensori
dell’Ente.
Tanto premesso:
la sottoscritta Ilaria Saracino,
ritenuto comunque che il compenso
di € 1.258,40 stabilito per i difensori del Comune è in contrasto con la
normativa vigente ( D.M.55/2014 ) e mortifica la professionalità degli avvocati
CHIEDE
1) per quale ragione solo uno
degli avvocati difensori dell’Ente riceve le parcelle previste dalla Legge
mentre gli altri invece ricevono solo € 1.258,40;
2) per quale ragione solo a uno
dei difensori dell’Ente è consentita la rinegoziazione della parcella;
3) per quale ragione solo a uno
dei difensori dell’Ente veniva affidato l’incarico nonostante lo avesse
accettato con riserva relativamente ai compensi pattuiti;
4) quanto assegnato con le
deliberazioni di giunta nn. 101 e 103 del 2015 al difensore dell’Ente potrebbe
costituire un precedente che a sua volta potrebbe essere seguito anche da tutti
gli altri difensori con notevole aggravio di spesa per le casse comunali.
La sottoscritta chiede di
ricevere risposta scritta entro i termini prescritti e che la presente
interrogazione venga discussa nel primo consiglio comunale.
Cons. Com. Dott.ssa Ilaria
Saracino
Iscriviti a:
Post (Atom)














