martedì 8 marzo 2016

Ogni contrada è patria del ribelle - 8 marzo tra storia e lotta

Ora è sparita anche la Rosa rossa, non si sa dov'è sepolta.

Siccome ai poveri ha detto la verità / i ricchi l'hanno spedita nell'aldilà.
Qui giace sepolta / Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca /
Che combattè in difesa dei lavoratori tedeschi / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi.
Oppressi / Seppellite la vostra discordia
B. Brecht, Epitaffio per Rosa Luxemburg



Le origini della festività
Sono diffuse diverse origini della festività, si ipotizizza che   istituzione risalga al 1907 nel corso della VII Conferenza dell'Internazionale socialista di Stoccarda (18-24 agosto), quando fu sollevata la questione femminista su proposta di Rosa Luxemburg di dedicare un giorno ai diriti delle donne. Il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a "lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne",
La festa della donne si svolse per la prima volta domenica 28 febbraio 1909, ma ebbe solo carattere nazionale perchè si svolse negli Stati Uniti grazie all'organizzazione dell partito socialista americano.

"Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna nel loro paese, decisero di proporre durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, cioè due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista, di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.
Aleksandra Kollontaj. La prima celebrazione internazionale si ebbe l'11 marzo 1911, quando numerose manifestazioni si tennero in Austria, in Danimarca, in Svizzera, in Germania e negli USA. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». L'8 marzo 1917 (23 febbraio secondo il calendario non riformato) le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono, accanto agli uomini, contro la guerra e la penuria di cibo (nell'ambito della rivoluzione di febbraio)
Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) ipotizzano che per rendere più universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferì omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti
" (1)

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.


L'incendio della fabbrica Triangle
L'incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, fu il più grave incidente industriale della storia di New York. Causò la morte di 146 persone, per la maggior parte giovani operaie di origine italiana e dell'est europeo. L'incendio di New York è uno degli eventi commemorati dalla «Giornata Internazionale della Donna» ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Giornata della donna. La connotazione fortemente politica della Giornata Internazionale della Donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con l'incendio della fabbrica Triangle. 

Il pomeriggio del 25 marzo 1911, un incendio che iniziò all'ottavo piano della Shirtwaist Company uccise 146 operai di entrambi i sessi. La maggioranza di essi erano giovani donne italiane o ebree dell’Europa orientale. Poiché la fabbrica occupava gli ultimi tre piani di un palazzo di dieci piani, 62 delle vittime morirono nel tentativo disperato di salvarsi lanciandosi dalle finestre dello stabile non essendoci altra via d'uscita.
I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che al momento dell'incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne. Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 445 dollari per ogni operaia morta: il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari. Migliaia di persone presero parte ai funerali delle Operaie


La giornata internazionale della donna 
Il capitalismo unisce all'eguaglianza puramente formale l'ineguaglianza economica e, quindi, sociale. è questa una delle sue caratteristiche fondamentali, ipocritamente dissimulata dai sostenitori della borghesia, dai liberali, e non compresa dai democratici piccolo-borghesi. Da questa caratteristica del capitalismo deriva, tra l'altro, la necessità di riconoscere apertamente l'ineguaglianza capitalistica nel momento in cui si lotta decisamente per l'eguaglianza economica e, in determinate condizioni, questo riconoscimento va posto addirittura in termini espliciti alla base dello Stato proletario (Costituzione sovietica).
Ma, neanche per quanto riguarda l'eguaglianza formale (l'eguaglianza davanti alla legge, l'"eguaglianza" del sazio e dell'affamato, del possidente e del nullatenente), il capitalismo può dar prova di coerenza. E una delle manifestazioni più eloquenti della sua incoerenza è l'ineguaglianza tra l'uomo e la donna. Nessuno Stato borghese, per quanto progressista, repubblicano e democratico, ha concesso la completa eguaglianza dei diritti.
Al contrario, la Repubblica sovietica russa ha spazzato via di colpo, senza eccezioni, ogni traccia giuridica dell'inferiorità della donna e ha garantito immediatamente alla donna l'eguaglianza giuridica completa. E' stato detto che l'indice più importante del progresso di un popolo è lo stato giuridico della donna. C'è in questa formula una parte di profonda verità. Da questo punto di vista soltanto la dittatura del proletariato, soltanto lo Stato socialista, potevano raggiungere e hanno raggiunto il grado più avanzato di progresso.
Per questo il nuovo impulso, di una forza senza precedenti, del movimento operaio femminile è legato alla creazione (e al consolidamento) della prima repubblica sovietica e, al tempo stesso, dell'Internazionale comunista.
A coloro che il capitalismo opprimeva in modo diretto o indiretto, totale o parziale, il regime dei soviet, e soltanto questo regime, assicura la democrazia. La condizione della classe operaie e dei contadini più poveri l'attestano chiaramente. Lo attestano chiaramente le condizioni della donna.
Ma il regime dei soviet è lo strumento della lotta finale, decisiva per l'abolizione delle classi, per l'eguaglianza economica e sociale. La democrazia, anche la democrazia per gli oppressi dal capitalismo, ivi compreso il sesso oppresso, non ci basta.
Il movimento operaio femminile si pone come compito principale la lotta per conquistare alla donna l'eguaglianza economica e sociale, e non soltanto quella formale. Far partecipare la donna al lavoro sociale, produttivo, strapparla alla "schiavitù domestica", liberarla dal peso degradante e umiliante, eterno ed esclusivo della cucina e della camera dei bambini: ecco qual è il compito principale.
Sarà una lotta lunga perché esige la trasformazione radicale della tecnica sociale e dei costumi. Ma essa si concluderà con la completa vittoria del comunismo.

4 marzo 1920
Lenin, Opere complete, vol. 30, Editori Riuniti, pagg. 367-368 



8 Marzo: le donne nella Resistenza
La guerra di Liberazione ha visto una rivoluzione culturale di non poco conto, quella della donna italiana, che usciva dall’arretratezza nella quale il fascismo l’aveva tenuta.
Mussolini aveva predicato per vent’anni alle donne “la sottomissione e la bellezza” – così diceva lui – di stare a casa a fare la calza. “La donna è la regina del focolare”, diceva la propaganda fascista. Strana regina, di un focolare nel quale, in molti, troppi casi, non si garantiva neppure il pane.
In realtà, si sanciva in ogni legge l’inferiorità della donna! Non ha diritto al voto, sono escluse dall'in- segnamento delle lettere e della filosofia, sono escluse dai posti di responsabilità di dirigenza scola-stica, dall’amministrazione pubblica, dalla magistratura e, a parità di lavoro con gli uomini, hanno salari molto inferiori. Nonostante ciò, durante il ventennio, le donne hanno avuto momenti di ribellione e di lotta. Voglio ricordare soprattutto le mondine dell’Emilia-Romagna e del Novarese che rivendicavano le otto ore di lavoro (ricordiamo la famosa canzone “Se otto ore vi sembran poche”, perché lavoravano anche 10/12 ore al giorno), e alcuni scioperi delle operaie tessili e di altre categorie per migliori condizioni di lavoro e di salario. Anche durante il fascismo quindi, pur sotto un clima di paura, le donne non hanno sempre accettato supinamente la loro condizione di “inferiorità”, poi la guerra, i lutti, il razionamento dei generi alimentari, i bombardamenti che distruggono le case, le fabbriche. La guerra cambia un po’ le cose: gli uomini servono per le guerre. Le donne allora vengono impiegate in loro sostituzione in ogni campo: nelle scuole, nelle fabbriche, nell’amministrazione pubblica, nei servizi civili.
Iniziamo così a vedere per le strade le postine, le tranviere, le ferroviere; nelle campagne assumono la direzione delle aziende agricole. Arriva poi l’8 settembre del ’43. L’esercito è abbandonato a se stesso, i soldati scappano per sottrarsi al rastrellamento dei tedeschi che invadono le nostre città, e sono le donne che, rischiando, li nutrono,li aiutano, li nascondono, forniscono loro i vestiti affinché non si facciano individuare con la divisa che ancora indossano. Io credo che siano state proprio le donne a iniziare la Resistenza, col loro intervento di aiuto ai soldati, che rappresentò anche una reazione naturale, nemmeno forse organizzata, ma che servì senza dubbio a salvare migliaia di persone. Anche se purtroppo sappiamo che altrettante migliaia furono arrestate e mandate ai lavori forzati in Germania.
Seguì la Resistenza vera, la ribellione di massa delle donne, perché di questo si tratta.
Inizia da quel momento il risveglio, la presa di coscienza di un gran numero di donne di ogni strato sociale, di ogni idea politica e religiosa. E alla Resistenza partecipano in tante, numerose, in decine di migliaia, e svolgono tante mansioni.
Sono le cosiddette “staffette”, che contribuiscono in tanti modi. Combattono in montagna e in città, assicurano i collegamenti, il rifornimento di viveri, armi, medicinali, vestiario, la preparazione di documenti falsi, la ricerca di alloggi necessari per chi deve nascondersi, la diffusione della stampa clandestina. Ricordiamoci di un giornale che venne fondato e diffuso allora dalle donne della Resistenza: “Noi Donne” che esiste ancora oggi. Erano le donne che spesso dovevano scriverlo, stamparlo e diffonderlo, ed ebbe una funzione importante di orientamento e mobilitazione per tante altre donne. Le “staffette” si occupano, tra l’altro, della cura dei partigiani feriti, poiché non sempre è possibile ricoverarli in ospedale.
Si occupano dei contatti con le famiglie dei combattenti e dei carcerati. In definitiva le “staffette” hanno svolto varie e molteplici mansioni, che risultarono spesso decisive per la vita delle stesse brigate partigiane.
Mansioni in apparenza semplici, ma che in realtà richiedevano intelligenza, prontezza e attenzione, si correva il rischio dell’arresto, delle torture e della morte.
Alla fine della guerra, dai documenti del Ministero della Difesa, e vorrei citarli perché forse sono poco conosciuti, si hanno queste cifre e questi dati:
2.500 cadute o fucilate;
35.000 riconosciute partigiane combattenti;
20.000 patriote;
512 commissarie di guerra;
2.750 deportate;
2.653 arrestate e torturate;
19 insignite di Medaglia d’Oro al valor militare; numerose di Medaglia d’Argento;
70.000 furono le donne che aderirono e lottarono nei gruppi di Difesa della Donna
un’organizzazione che riuscì a mobilitare migliaia di donne nella Resistenza, per l’assistenza ai “Volontari della Liberta”.
Questa organizzazione unitaria di massa diede un grande aiuto alle brigate partigiane.
La prima conseguenza di questo grande e indispensabile contributo alla liberazione dal nazifascismo fu la conquista al diritto di voto, deciso dal governo del Comitato di Liberazione Nazionale, quando ancora la guerra non era finita.
Un diritto che non rappresenta un regalo, ma il giusto riconoscimento dell’insostituibile apporto fornito alla lotta di Liberazione. Abbiamo poi il 2 giugno ’46. Per la prima volta nella storia d’ltalia le donne votano, nel referendum “repubblica o monarchia”, e vince la repubblica! Abbiamo ragione di ritenere che siano state tante, soprattutto al nord le donne che hanno scelto la repubblica. Sempre nel 1946 si apre la fase costituente, l’assemblea di coloro che redigeranno la Carta costituzionale. In questa assemblea vengono elette 21 donne. La presenza delle donne nella Costituente, con alle spalle la partecipazione alla lotta di Liberazione e la conoscenza diretta della condizione femminile, è stata senz’altro decisiva nella formulazione degli articoli, nei quali vengono stabilite norme di parità tra uomini e donne. Ne cito solo alcuni, ma sarebbero più numerosi: l’articolo 3, che stabilisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociali; l’articolo 37, sulla parità di salario tra uomo e donna; l’articolo 41, per l’accessibilità delle donne agli uffici pubblici e alle cariche elettive.
Ho citato solo questi tre articoli,ma nel complesso la Costituzione è la più grande conquista democratica e di libertà che gli uomini e le donne che hanno preso parte alla Resistenza hanno ottenuto per tutti gli italiani. E decisiva è risultata la presenza delle donne.
Ricordiamo le conquiste più significative del dopoguerra, in conseguenza della lotta della Resistenza, ottenute mediante lotte incessanti e con manifestazioni popolari unitarie.
Noi riteniamo che tutte queste leggi siano state anche il risultato della lotta nella Resistenza, perché già allora noi lottavamo per la libertà e la democrazia del nostro Paese, ma rivendicavamo sin da allora, per le donne, un avvenire diverso, una posizione uguale agli uomini, nella famiglia, nella società e in tutte le leggi. Seguì poi l’approvazione di altre leggi, che cito soltanto: sulle pari opportunità; le pensioni alle casalinghe; il divorzio; la tutela della maternità; l’interruzione volontaria della gravidanza, la legge 194 . Concludo il mio intervento dicendo che sappiamo, che in questo momento, sono in atto tentativi revisionisti per cancellare il passato, per rinnegare gli ideali della guerra di Liberazione e della Costituzione, pietre miliari su cui invece si dovrebbe marciare speditamente verso il futuro. Marzo 2008

Con questo intendiamo far capire che quanto abbiamo vissuto, sofferto, conquistato, non vada perso, ma diventi patrimonio prezioso per le generazioni future.

Onorina Brambilla Pesce, marzo 2008
Da Patria Indipendente n. 1/2010



Una celebrazione militante di Aleksandra Kollontaj (Mosca 1920)
La Giornata delle Donne (o Giornata delle donne lavoratrici) é una giornata di solidarietà internazionale e un giorno per ricordare la resistenza e l'organizzazione delle donne proletarie. [..] Ma se questa è una festa per tutto il proletariato perché la chiamano Giornata della donna? Perché teniamo incontri e celebrazioni dedicate in modo particolare alle operaie e alle contadine? Non può questo, forse, offuscare l'unità e la solidarietà della classe lavoratrice?
Per rispondere a queste domande dobbiamo fare un passo indietro. A come e perché fu organizzata la Giornata della donna.

Come e perché è stata organizzata la giornata della donna?
Non molto tempo fa, in effetti circa dieci anni fa, la questione dell'uguaglianza della donna e la questione della sua partecipazione al governo accanto agli uomini erano fortemente dibattute. La classe operaia in tutte le nazioni capitalistiche lottava per i diritti delle lavoratrici: la borghesia non voleva accettare queste rivendicazioni. Non era nel suo interesse rafforzare il voto della classe operaia nel parlamento; e in tutti i paesi i borghesi ostacolarono il passaggio di leggi che davano più diritti alle lavoratrici.
I socialisti del Nord America premevano sulla propria rivendicazione del voto con particolare insistenza.
Il 28 febbraio 1909 le donne socialiste degli Stati Uniti organizzarono grandi manifestazioni e incontri in tutto il paese, rivendicando i diritti politici per le donne lavoratrici. Questa fu la prima "Giornata della donna". L'iniziativa per l'organizzazione di questa giornata spetta quindi alle operaie d'America.
Nel 1910 alla Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Operaie, Clara Zetkin portò avanti la proposta di organizzare una Giornata internazionale delle donne lavoratrici. La conferenza decise che ogni anno, in ogni paese, si sarebbe celebrata nello stesso giorno, una "Giornata della Donna" sotto lo slogan "Il voto alle donne unirà la nostra forza nella lotta per il socialismo".
In quegli anni la richiesta di rendere il parlamento più democratico allargando appunto il suffragio ed estendendolo alle donne era una questione vitale. Precedentemente alla prima guerra mondiale gli operai avevano il diritto di voto in tutte le nazioni borghesi ad eccezione della Russia. Solo le donne, come i malati di mente, rimanevano senza questo diritto. Allo stesso tempo però, la dura realtà del capitalismo esigeva che la donna partecipasse all'economia della nazione. Ogni anno c'era un incremento nel numero di donne che lavoravano nelle fabbriche e nei negozi, o come domestiche o donne a ore. Queste donne lavoravano accanto agli uomini e producevano con le loro mani la ricchezza del paese. Ma restavano senza diritto di voto.
Ma negli ultimi anni prima della guerra l'aumento dei prezzi spinse anche le casalinghe più pacifiche ad interessarsi delle questioni politiche ed a protestare ad voce alta contro la politica di saccheggio della borghesia. Le "rivolte delle casalinghe" divennero sempre più frequenti, infiammandosi in momenti diversi in Austria, Inghilterra, Francia e Germania.
Le lavoratrici compresero che non era sufficiente fracassare i banchetti al mercato o minacciare qualche commerciante: capirono che queste azioni non abbassavano il costo della vita. Bisognava cambiare la politica del governo. E per realizzare questo, la classe lavoratrice doveva ottenere che fosse esteso il diritto di voto.
Fu deciso di istituire una Giornata delle donne in ogni nazione come forma di lotta per il diritto di voto. Questa giornata doveva essere una giornata di solidarietà internazionale nella lotta per obiettivi comuni e per misurare la forza delle donne lavoratrici organizzate sotto la bandiera del socialismo.

La prima giornata internazionale delle donne
La decisione presa al Secondo Congresso Internazionale delle Donne Socialiste non fu lasciata sulla carta. Fu deciso di tenere la prima Giornata Internazionale delle donne il 19 marzo 1911. Questa data non fu scelta a caso. Le nostre compagne tedesche scelsero questo giorno perché rivestiva un'importanza storica per il proletariato tedesco. Il 19 marzo 1848 il re di Prussia conobbe per la prima volta la forza del popolo armato e si arrese di fronte alla minaccia della rivolta proletaria. Fra le molte promesse fatte - e che più tardi si sarebbe rimangiato - c'era l'introduzione del diritto di voto per le donne.
Dopo l'11 gennaio vennero compiuti molti sforzi in Germania e in Austria per preparare la Giornata delle donne. Fu reso noto, sia attraverso il "passa parola" che tramite la stampa, il progetto di una manifestazione. Nella settimana antecedente alla Giornata delle donne apparvero due giornali: "Il voto alle donne" in Germania e la "Giornata delle donne" in Austria. I vari articoli dedicati alla Giornata della donna - Donne e parlamento, Le donne lavoratrici e gli affari comunali, Cosa deve fare la casalinga rispetto alla politica ?... - analizzavano a fondo la questione dell'uguaglianza delle donne nel governo e nella società. Tutti gli articoli sottolineavano lo stesso punto e cioè che era assolutamente necessario rendere il parlamento più democratico estendendo il diritto di voto alle donne.
La prima Giornata Internazionale delle Donne si tenne nel 1911. Il suo successo andò oltre ogni aspettativa. In Germania e in Austria la giornata fu un mare impetuoso di donne. Incontri furono organizzati ovunque - nelle piccole città e perfino nei villaggi le sale erano così stracolme che si doveva chiedere ai lavoratori uomini di lasciare il posto alle donne.
Questa fu certamente la prima manifestazione di militanza delle lavoratrici. Gli uomini rimanevano a casa con i bambini mentre le mogli, le casalinghe-prigioniere, andavano agli incontri. Durante il più largo dei cortei, cui presero parte circa 30.000 donne, la polizia decise di sequestrare le bandiere delle dimostranti: le operaie resistettero. Nei tafferugli che seguirono, solo l'intervento dei parlamentari socialisti evitò spargimenti di sangue.
Nel 1913 la "Giornata internazionale delle Donne" fu spostata all'8 Marzo. Questo giorno è rimasto un giorno di militanza delle donne lavoratrici.

È necessaria la giornata della donna?
In America ed in Europa questa giornata ottenne risultati straordinari. E' pur vero che nessun singolo parlamento borghese intese fare concessioni ai lavoratori o rispondere alle rivendicazioni delle donne. In quel momento, la borghesia non era minacciata da una rivoluzione socialista.
Ma la Giornata della donna ottenne qualcosa. Divenne soprattutto un eccellente metodo di agitazione tra le meno politicizzate delle nostre sorelle proletarie. Anche quando non potevano intervenire, la loro attenzione veniva attirata dagli incontri, dalle manifestazioni, dalle locandine, dai volantini e dagli articoli sui giornali dedicati alla Giornata della donna. Anche le più arretrate politicamente tra le donne lavoratrici dicevano a sé stesse: "oggi è il nostro giorno, la festa delle donne che lavorano" e correvano agli incontri e alle manifestazioni. Dopo ogni Giornata delle donne lavoratrici sempre più donne entravano a far parte dei partiti socialisti e i sindacati dei lavoratori crescevano. L'organizzazione migliorava e la coscienze politica si sviluppava.
La Giornata delle donne ebbe anche un'altra funzione: rafforzò la solidarietà internazionale fra i lavoratori. Solitamente, in questa occasione, i partiti di paesi diversi si scambiavano gli oratori: i compagni tedeschi andarono in Inghilterra, i compagni inglesi in Olanda... La coesione internazionale della classe operaia diventava più forte e più risoluta e ciò significava che la lotta collettiva del proletariato stava crescendo.
Ecco il grande risultato di questa giornata di mili­tanza. La giornata di militanza delle donne lavoratrici aiutava la crescita della coscienza e dell'organizzazione del proletariato femminile, il cui contributo è necessario ed essenziale al successo di tutte le battaglie per un futuro migliore della classe operaia.

La giornata delle donne lavoratrici in Russia
Le lavoratrici russe presero parte per la prima volta ad una Giornata delle donne nel 1913. Erano tempi reazionari in cui lo zarismo teneva operai e contadini nella sua stretta morsa. Non erano pensabili celebrazioni della Giornata delle donne con aperte manifestazioni. Ma le lavoratrici organizzate furono comunque capaci di partecipare alla giornata internazionale.
Entrambi i giornali legali della classe operaia - il bolscevico "Pravda" e il menscevico "Looch" - riportavano articoli circa la Giornata Internazionale delle donne: riportavano articoli speciali, ritratti di alcune militanti nel movimento delle donne lavoratrici e saluti da compagni come Bebel e Clara Zetkin.
In questi anni tristi gli incontri erano vietati. Ma a Pietrogrado, al Kalashaikovsky Exchange, le donne operaie che appartenevano al partito organizzarono un dibattito pubblico sulla "Questione della donna". L'entrata costava cinque copechi. Pur essendo l'incontro illegale la sala era stracolma. Parlarono membri del partito. Ma questo animato e "chiuso" dibattito si interruppe bruscamente quando la polizia, avvertita del'incontro, intervenne e arrestò molti degli oratori. Per i lavoratori di tutto il mondo ebbe un grande significato che le donne russe, pur sotto la repressione zarista, potessero unirsi in qualche modo alla Giornata internazionale delle donne. La Russia si stava svegliando; le prigioni zariste e le forche avevano sempre meno potere e non potevano più sopprimere lo spirito di lotta e di protesta degli operai.
Nel 1914, la Giornata delle donne in Russia fu organizzata meglio. Entrambi i giornali dei lavoratori parteciparono alla celebrazione. Le nostre compagne si impegnarono a fondo nella preparazione di questa giornata. A causa dell'intervento della polizia non riuscirono a promuovere una manifestazione e quelle coinvolte nella progettazione della Giornata delle donne lavoratrici si ritrovarono rinchiuse nelle prigioni zariste e molte furono successivamente mandate al freddo confino del nord. Per questo lo slogan "per il voto alle lavoratrici" è diventato in Russia un richiamo aperto al rovesciamento dell'autocrazia zarista.

Le donne lavoratrici durante la guerra imperialista
Scoppia la prima guerra mondiale. La classe operaia di ogni paese versa il proprio sangue. Nel 1915 e 1916 il Giorno delle Donne non ebbe molta risonanza. Le donne socialiste che condividevano le idee del partito bolscevico provarono a trasformare l'8 marzo in una manifestazione di donne operaie contro la guerra. Ma i traditori del Partito Socialista in Germania e in altri paesi non permisero alle donne socialiste di organizzare incontri e furono rifiutati loro i passaporti che servivano per andare nei paesi neutrali dove le lavoratrici intendevano tenere incontri internazionali e mostrare in faccia alla borghesia che lo spirito della solidarietà internazionale continuava a vivere.
Nel 1915 solo in Norvegia fu organizzata una manifestazione internazionale nella Giornata delle donne; vi parteciparono rappresentanti della Russia e dei Paesi neutrali. Non si poteva pensare ad organizzare una Giornata delle donne in Russia perché il potere zarista e la sua macchina militare erano scatenati.
Quindi arrivò il grande, meraviglioso, 1917. Fame, freddo e tribolazioni della guerra ruppero la pazienza delle operaie e delle contadine russe. L'8 marzo del 1917 (23 febbraio), proprio nella Giornata delle donne, invasero le vie di Pietrogrado. Le donne - lavoratrici, mogli di soldati, contadine - chiedevano "pane per i nostri figli", "ritorno dei nostri mariti dal fronte". In quei momenti decisivi, le proteste delle lavoratrici furono così decise che persino le forze di sicurezza zariste non usarono le solite maniere contro la rivolta ma, disorientate, guardavano quel mare tempestoso di rabbia popolare.
Il "giorno delle donne" del 1917 divenne una data memorabile nella storia. Le donne russe impugnarono la torcia della rivoluzione proletaria e incendiarono il mondo intero. La Rivoluzione di Febbraio data il suo inizio in questo giorno.

Il nostro richiamo alla battaglia
La Giornata della donna lavoratrice fu organizzata per la prima volta 10 anni fa nella campagna per l'uguaglianza della donna e la lotta per il socialismo. Questo obiettivo è stato raggiunto dalla donna della classe operaia in Russia. Nella Repubblica Sovietica le operaie e le contadine non hanno più bisogno di lottare per il diritto di voto e per i diritti civili. Hanno già ottenuto queste vittorie. Le operaie e le contadine russe hanno uguale cittadinanza - nelle loro mani c'è un'arma potente nella lotta per una vita migliore - il diritto al voto per prendere parte ai Soviet e in tutte le organizzazioni collettive.
Ma ottenere i diritti, di per sé, non è abbastanza. Dobbiamo imparare ad usarli. Il diritto al voto è un'arma che dobbiamo maneggiare a nostro vantaggio e per il benessere della Repubblica dei lavoratori.
Nei due anni di potere sovietico, la vita non è cambiata del tutto. Siamo ancora solo allo stadio della lotta per il Comunismo, accerchiate dal mondo che abbiamo ereditato da un passato buio e repressivo. Le catene della famiglia, del lavoro domestico, della prostituzione… gravano ancora pesantemente sulle donne. Le operaie e le contadine possono sbarazzarsi di questa situazione e conquistare una vita di reale uguaglianza, non solo attraverso le leggi, ma mettendo tutte le proprie energie per far diventare la Russia una vera società comunista.
E per accelerare i tempi dobbiamo anzitutto rimettere in sesto quest'economia frantumata. Dobbiamo affrontare in modo prioritario due compiti: la creazione di una forza lavoro politicamente cosciente e ben organizzata e la ristrutturazione dei trasporti. Se lavoreremo bene avremmo di nuovo motori, le ferrovie cominceranno a funzionare. Questo vuol dire che le operaie e gli operai avranno pane e legna da ardere che servono disperatamente.
Con i trasporti efficienti anche la vittoria del comunismo sarà più spedita. E con la vittoria del comunismo avremo la completa e fondamentale uguaglianza delle donne. Per questa ragione il messaggio della Giornata delle donne lavoratrici di quest'anno deve essere "donne operaie, contadine, madri, mogli e sorelle tutti gli sforzi dovranno essere concentrati nell'aiutare gli operai e i compagni a superare il caos delle ferrovie e a ristabilire i trasporti. Tutti gli sforzi per il pane, la legna e le materie prime". L'anno scorso lo slogan era "tutta la vittoria sul fronte rosso". Ora chiamiamo le operaie a dimostrare la loro forza su un nuovo fronte: il fronte del lavoro !
L'Armata Rossa sconfisse il nemico esterno perché era organizzata, disciplinata e pronta al sacrificio. Con l'organizzazione, il duro lavoro, l'autodisciplina e il sacrificio la Repubblica dei Lavoratori sconfiggerà il nemico interno - la destrutturazione dei trasporti e dell'economia, la fame, il freddo, le malattie. "Tutti sul fronte del lavoro fino alla vittoria! Tutti per questa vittoria !"

I nuovi obiettivi del "giorno delle donne"
La Rivoluzione d'Ottobre dette alle donne gli stessi diritti civili degli uomini. Le donne del proletariato russo che non molto tempo fa erano le più sfortunate e oppresse, ora, nella Repubblica Sovietica riescono a mostrare con orgoglio ai compagni d'altre nazioni il percorso per l'uguaglianza politica attraverso la dittatura del proletariato e il potere sovietico.
La situazione è molto differente nelle nazioni capitaliste dove le donne sono ancora oberate di lavoro e sottopagate. In questi paesi la voce della donna operaia è debole e senza vita. È vero che in Norvegia, Australia, Finlandia e in alcuni stati del Nord America le donne hanno ottenuto diritti civili prima della guerra. In Germania, dopo la caduta del Kaiser, si instaurò la repubblica borghese capeggiata dai "conciliatori"; 36 donne entrarono in Parlamento, ma neppure una comunista! Nel 1919, in Inghilterra, una donna fu eletta per la prima volta membro del Parlamento. Ma chi era ? Una "lady", un'aristocratica, una latifondista. Anche in Francia la questione del voto alle donne ha assunto un'importanza sempre maggiore. Ma a cosa servono questi diritti per le lavoratrici in un parlamento borghese? Fino a quando il potere è nelle mani dei capitalisti e dei latifondisti, i diritti politici non salveranno l'operaia dalla tradizionale condizione di schiavitù nella casa e nella società. La borghesia francese è pronta a dare il voto alle donne, sì, ma solo per contrastare la diffusione delle idee bolsceviche nel proletariato.

Signor borghese è troppo tardi !
Dopo l'esperienza della Rivoluzione d'Ottobre è chiaro ad ogni operaia, in Francia, in Inghilterra e in altri paesi, che solo la dittatura del proletariato, solo il potere dei Soviet può garantire una completa ed assoluta uguaglianza; la vittoria definitiva del comunismo spezzerà le catene secolari della repressione e della mancanza di diritti.
Se in origine lo scopo della Giornata internazionale della donna lavoratrice era di lottare contro la supremazia parlamentare della borghesia e per il diritto di voto alle donne, la classe operaia adesso ha un nuovo compito: organizzare le lavoratrici intorno alle parole d'ordine della Terza Internazionale. Invece di partecipare solo ai lavori del parlamento borghese ascoltate il richiamo della Russia:
Donne di tutte le nazioni! Organizziamoci in un fronte proletario unito nella lotta contro coloro che stanno saccheggiando il mondo! Basta con il parlamentarismo della borghesia! Salutiamo il potere sovietico! Basta con le disuguaglianze patite dai lavoratori e dalle lavoratrici! Lottiamo con gli operai per il trionfo mondiale del comunismo. Questa chiamata che è stata ascoltata per la prima volta nelle lotte per una nuova società e nelle battaglie della guerra civile sarà recepita nei cuori delle operaie di altri paesi. Le lavoratrici ascolteranno e comprenderanno la giustezza di questo richiamo.
Fino a poco tempo fa le lavoratrici pensavano che mandare qualche rappresentante in Parlamento potesse migliorare la loro vita e rendere più tollerabile l'oppressione del capitalismo. Adesso la pensano diversamente. Solo l'abbattimento del capitalismo e l'instaurazione del potere sovietico le salverà dalle sofferenze, dalle umiliazioni e dalle disuguaglianze che rendono, nel capitalismo, la vita delle lavoratrici così dura. La Giornata della donna lavoratrice passa da giornata di lotta per il diritto al voto a giornata di lotta internazionale per la completa e assoluta liberazione delle donne, vale a dire lotta per la vittoria dei Soviet e per il comunismo !

Basta con il mondo della proprietà e del potere del capitale!
Via la disuguaglianza, la mancanza di diritti e l'oppressione delle donne, eredità del mondo borghese!
Verso l'unità internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici nella lotta per la dittatura del proletariato - il proletariato di entrambi i sessi!


Auguri a tutte le donne in lotta dalla parte giusta della barricata. 

fonte esterna

Un 8 marzo non retorico. Nel ricordo di una straordinaria comunista brasiliana del 900 - la prima vera donna moderna del Brasile

Oggi parliamo di un donna brasiliana di quelle forti, che non esiterei a definire, forse in maniera irriverente ma che rende bene l’idea, “una donna con le palle“, probabilmente la prima vera donna moderna e anticonformista del Brasile. Patrícia Rehder Galvão, meglio conosciuta come Pagú, fu una figura eclettica che nei suoi appena 52 anni di vita (morì nel 1962) marcò profondamente la cultura e il costume del Brasile del novecento, agendo nei campi dell’arte (fu principalmente una poetessa, scrittrice, traduttrice e registra teatrale) e del giornalismo.
Era una donna anticonformista, che non passava inosservata, perché si comportava in una maniera che non era consona alle donne del suo tempo: fumava e beveva in pubblico, usava un linguaggio sboccato e vestiva in maniera discinta, ma a parte queste stravaganze e la sua militanza attiva nel partito comunista brasiliano era anche una donna “pensante”, e probabilmente questo fu il motivo principale per cui la dittatura militare la prese di mira, arrestandola per ben 23 volte. Le motivazioni dell’arresto erano spesso legate alle partecipazioni alle manifestazioni contro il regime di Gétulio Vargas, o ai suoi articolo al vetriolo contro la dittatura, ma erano anche un modo per punire il suo stile di vita assolutamente fuori dagli schemi, che cozzava tantissimo contro il perbenismo del suo tempo.
Infatti Pagù oltre ad essere stata la prima donna brasiliana ad essere stata arrestata per motivi politici collezionò altri “record”: si unì ad un uomo già sposato Oswald de Andrade, un famoso intellettuale e poeta di quel periodo, uno dei principali fautori del modernismo nel Brasile, e da lui ebbe un figlio. Ma non esitò a lasciare il marito e figlio ancora piccoli in Brasile per intraprendere una serie di viaggi in tutto il mondo; ad esempio fu la prima persona ad introdurre in Brasile i semi di soia che scopri in un suo viaggio nella lontana Cina.
Come abbiamo detto, Patrícia fu attiva nell’ambito del giornalismo (scrivendo tra gli altri per il Brás Jornal) e pubblico alcuni libri tra cui il suo più famoso, Parque Industrial, tradotto anche in altri paesi. Si occupò anche di teatro, sia in prima persona (avendo frequentato la scuola di ate drammatica), sia come talent scout, individuando e incentivando giovani attori a calcare le scene. Fu anche una illustratrice e i suoi disegni erano chiaramente orientati alla denuncia della dittatura dei generali.
paticia - paguMorì in una maniera proporzionata alla sua vita breve ma intensa. Le fu diagnosticato un tumore, non riuscì a curarsi, nonostante un intervento chirurgico innovativo per il tempo che subì a Parigi e che non diede nessun risultato. Cercò anche di suicidarsi ma non ci riuscì. Alla fine morì a Santos, in Brasile a 52 anni di età, il 12 dicembre 1962.
Sono arrivato a conoscere questo personaggio certamente forte della cultura brasiliana perché mi è sempre piaciuta una canzone molto alternativa di Rita Lee(con il testo di Zélia Duncan), Pagú appunto, canzone che poi ha ripreso anche una giovane Maria Rita nel primo momento del suo successo. Rileggendo il testo e informandomi un po’ su alcuni dettagli sono capitato sulla biografia di questo personaggio a cui questa canzone è molto legata, perlomeno ispirata. “Eu sou pão pra toda a obra, Deus dá assas a minha cobra”! è molto in stile con Patrícia:)
Una ultima cosa prima di lasciare un link a questa canzone di cui ho appena parlato. Pagú era chiaramente un “apelido”, un nomignolo, che Patrícia ricevette dal poeta Raul Bopp che sbagliando sul cognome della donna (pensava che si chiamasse Goulard e non Galvão) la chiamò appunto Pagù, facendo una fusione tra le iniziali del nome e del cognome (sbagliato). Questo nomignolo rimase come suo marchio di fabbrica
Questo è il brano di cui dicevo, in una interpretazione di Rita Lee e Zelia Duncan.

venerdì 4 marzo 2016

LIZZANO – SCUOLA MEDIA “CHIONNA” : GRAVI DANNI PER OMISSIONE DI INTERVENTI

In data 26/02/2016 la cons. com. di minoranza dott.ssa Ilaria Saracino presentava una interrogazione all’amministrazione comunale lizzanese e al responsabile dell’UTC in merito ai danni di umidità di alcuni locali dell’edificio della scuola media Chionna, tanto perché diversi genitori degli alunni della stessa avevano lamentato la situazione dannosa e insalubre di alcune aule e di alcuni locali. 

Inoltre, i genitori facevano notare alla sottoscritta consigliera Saracino come i lavori di rifacimento delle facciate non erano state eseguite a regola d’arte. In realtà, da un sopralluogo effettuato dalla consigliera presso la scuola media Chionna si è potuto notare che la pitturazione delle facciate si era disciolta a causa della pioggia e quindi aveva perso la sua funzione primaria di impermeabilizzazione. I muri delle facciate presentavano lesioni e rigonfiamenti e anche alcuni pluviali erano inesistenti, quindi le acque piovane scivolavano dal tetto lungo tutte le pareti causando infiltrazioni di umidità. 
Ilaria Saracino

Va rammentato che la scorsa estate, durante l’esecuzione dei lavori di rifacimento delle facciate e risanamento del plesso scolastico, la sottoscritta consigliera aveva già notato vizi e difetti dell’opera e aveva tempestivamente, per mezzo di un’altra interrogazione, sollecitato l’amministrazione comunale ad intervenire per risolvere il problema. In tale circostanza l’amministrazione rispondeva che l’opera non era stata ancora completata e che quindi eventuali vizi e difetti sarebbero stati sicuramente eliminati dalla ditta esecutrice a conclusione dei lavori. Invece, ciò non è avvenuto, anzi la pessima qualità dei materiali utilizzati dalla ditta appaltatrice e la non corretta esecuzione dei lavori hanno causato le infiltrazioni di umidità e conseguenti danni anche all’interno dell’edificio.

La consigliera Saracino contestualmente all’invio dell’ultima interrogazione si portava presso l’ufficio del responsabile UTC del comune per conoscere l’attuale situazione dell’opera suddetta, e la responsabile affermava che in realtà i lavori risultavano non eseguiti a regola d’arte e che l’ufficio stava provvedendo a contestare l’opera sia alla ditta sia al direttore dei lavori. Nessuna risposta giungeva invece dagli amministratori, i quali anche in questo caso, sembra stranamente che vogliano ignorare la grave situazione del plesso scolastico. Anche in questo caso va ribadito che gli amministratori, se non adotteranno misure immediate per risolvere il problema, saranno i responsabili, ancora una volta, dello spreco di denaro pubblico e dei danni al patrimonio comunale. La consigliera Saracino attende riscontro sia dal responsabile UTC sia dall’amministrazione  in merito a questa ultima interrogazione. Si auspica che almeno questa volta l’amministrazione comunale intervenga visto che si tratta di salvaguardare la salute degli studenti.
Di seguito si allega copia dell’interrogazione

Cons. Comunale Dott.ssa                                                                            Lizzano   26/02/2016
Ilaria Saracino
Gruppo Sinistra Unita di Lizzano

                                                                                                      
                                                                                         Al Sindaco del Comune di Lizzano
                                                                                         Alla Giunta Municipale




Oggetto: interrogazione in merito ai lavori di pitturazione- rifacimento di alcune  facciate della scuola    media “ Chionna”  e in merito a danni da umidità di parte degli edifici della stessa scuola.


La sottoscritta Ilaria Saracino nella sua qualità di cons. comunale e in ottemperanza al mandato ricevuto dai cittadini lizzanesi,
- preso atto che altra precedente interrogazione proposta dalla sottoscritta in corso dei lavori con la quale si era evidenziata la pessima esecuzione ( non a regola d’arte) dei lavori di rifacimento di alcune parti delle facciate della scuola media Manzoni non otteneva alcun riscontro da parte di questa amministrazione;
- ritenuto che una più corretta valutazione e verifica dell’opera di rifacimento poteva essere raggiunta solo a conclusione dei lavori;
- visto che da diversi mesi i lavori sembrano ormai completati, ma i vizi e difetti degli stessi si sono notevolmente aggravati, ( quali: scoloritura della pitturazione con le prime piogge; effetto cromatico leopardato della facciata con macchie  di giallo- ocra chiaro- scuro; lesioni e rigonfiamento degli intonaci; permeabilità della facciata a causa dell’uso di materiali non idonei, ecc….);
- verificato che altre facciate di alcuni locali e edifici sempre della scuola media Chionna non sono state interessate dai lavori, quali ad esempio le facciate della palestra, della ex casa del custode, ecc…;
- visto che gran parte degli edifici della stessa scuola media risultano interessati da notevoli danni di umidità ai muri esterni e ai muri interni, dovuta a varie cause, tra le quali: a) la inadeguata impermeabilizzazione delle facciate interessate dal rifacimento e ristrutturazione; la mancanza di pluviali ( si veda la palestra, i locali della biblioteca comunale, ecc..); la mancata manutenzione e inadeguata impermeabilizzazione dei lastrici solari; il mancato deflusso delle acque meteoriche dal cortile; ecc….
- osservato che alcune pensiline e sporti  di alcuni edifici del plesso della suddetta scuola appaiono rigonfiati e cadenti, quindi rappresentano un potenziale pericolo per l’incolumità degli utenti scolastici;
- ritenuto che i gravi danni  di cui è interessata la scuola media  Chionna  siano stati causati dalla mancata manutenzione ordinaria e dalla omissione di interventi di ristrutturazione urgenti e indifferibili, ovvero dall’esecuzione di interventi realizzati non a regola d’arte;  la cui responsabilità ricade automaticamente sugli amministratori che hanno governato l’Ente in quest’ultimo periodo, e che tale responsabilità dovrebbe essere  di duplice natura, sia amministrativa sia penale, perché tali atteggiamenti omissivi hanno causato un ingiusto depauperamento del patrimonio pubblico comunale;
per quanto esposto

c h i e d e

al Sindaco e alla Giunta del comune di Lizzano:

1)  i lavori di rifacimento delle facciate della scuola media Chionna, sopra citati, sono stati completati e sono stati già collaudati;
2) Quali provvedimenti urgenti concreti intende assumere l’A.C. di Lizzano per effettuare le necessarie opere di ristrutturazione e manutenzione del plesso scolastico “ Chionna” per eliminare le cause dei danni e ripristinare gli immobili ?;
3) durante l’esecuzione dei lavori di rifacimento delle facciate della scuola media sono state notificate contestazioni da parte della stazione appaltante in merito alla inesatta e scadente esecuzione degli stessi alla ditta appaltatrice?;
4) i lavori realizzati alla suddetta scuola media si ritengono da parte dell’A.C. realizzati a regola d’arte e sufficienti ad eliminare i danni di umidità e  il potenziale pericolo di distacco di parti di intonaco?;
5) quale è stato il costo complessivo dell’intervento e la fonte del finanziamento?.
Si chiede di ricevere sia risposta scritta a tutte le istanze sia che la presente interrogazione venga discussa al prossimo consiglio comunale utile.


Cons. Comunale  Dott.ssa Ilaria Saracino


sabato 20 febbraio 2016

LIZZANO: consiglio comunale svolto in un clima tragicomico - Sinistra Unita denuncia...

Consiglio Comunale, Sinistra Unita denuncia: "Dup prevede una spesa di cui il comune non potrà mai disporre" Nella giornata di giovedì 18 febbraio 2016 si è tenuto a Lizzano il consiglio comunale con tre punti all’ordine del giorno di cui uno tra i più importanti riguardante l’approvazione del Documento Unico di Programmazione (DUP) 2016-2018.


La proposta di deliberazione e la relazione a fondamento di tale documento sono risultate immediatamente riprese ( copiate ) da qualche altro Ente con problematiche totalmente differenti dalla realtà lizzanese.

 Gli obiettivi, menzionati nel programma e specificati per ogni assessorato, da raggiungere in questo triennio risultano tutti irrealizzabili in quanto prevedono una spesa di centinaia di milioni di euro di cui il comune di Lizzano non potrà mai disporre. Da qui l’intervento della consigliera di minoranza Saracino che dapprima ha criticato l’obiettivo primario che l’amministrazione si proponeva con tale documento di programmazione, vale a dire: riabituare la cittadinanza lizzanese alla legalità e al rispetto delle istituzioni. 


La consigliera nella sua critica evidenziava quanto paradossale sia da parte di questa amministrazione di centro-destra dare l’impressione di essere attenta alla legalità, visto che governa il paese da quasi dieci anni e si è giunti a tale condizione sociale anche per sua responsabilità. Basti ricordare che il culmine della situazione di illegalità sul nostro territorio si è avuto, qualche mese dopo il secondo insediamento dell’attuale sindaco, a danno dei consiglieri di minoranza vittime di atti intimidatori e attentati.

Le critiche della Saracino si sono poi dispiegate anche sul resto del documento, in quanto gli obiettivi indicati in esso sono oltre che irrealizzabili anche poco adeguati alle esigenze dei lizzanesi, e tuttavia il DUP appariva un vero e proprio libro dei sogni perché diversi interventi erano dettati dalla pura fantasia. 
Ma questo consiglio comunale, a differenza degli altri, si è svolto in un clima tragicomico perché gli stessi assessori che risultavano essere i propositori degli obiettivi menzionati, in realtà li ignoravano e nessuno di loro è riuscito a rispondere ai chiarimenti e alle varie istanze della consigliera in merito al raggiungimento e alle modalità di realizzazione. 

Uno degli assessori, Todaro Giuseppe, non si è neanche accorto che nella sua scheda e nella sua proposta, in cui venivano elencati tutti gli interventi e i provvedimenti da assumere in questi tre anni, vi era scritto inequivocabilmente che tutti gli obiettivi sarebbero stati demandati alla prossima amministrazione 

( cit. “Sarà compito della prossima amministrazione: promuovere la dignità umana….favorire la prevenzione della devianza giovanile…progettare per l’anzianità…incentivare l’imprenditoria femminile… ecc…ecc. ). 

Allora la Saracino gli domandava quale fosse il suo ruolo in questa amministrazione; ovviamente, e come consuetudine della maggioranza alcuna risposta, veniva data. 
Altra questione rilevante è stato il passaggio della consigliera di maggioranza Cervellera nelle fila della minoranza e il riconoscimento della stessa, così dichiarava in consiglio comunale, di aver più volte giustificato le incapacità della maggioranza.
La Saracino a questo punto chiede e auspica che il sindaco si possa ben presto mettere una mano sulla coscienza e dunque rassegni le dimissioni evitando di procurare ulteriori danni ai lizzanesi.

martedì 9 febbraio 2016

"Libertà di coscienza"

"Libertà di coscienza" è una frase che suona tanto bene, vero? Mette insieme la parola "libertà", una delle più belle del mondo, e la parola "coscienza". Ma quando è usata contro un diritto diventa il paravento di un'ingiustizia.


lunedì 8 febbraio 2016

Cina: il popolo giallo

Cina: il popolo giallo è una civiltà avanzata e velocissima. Non solo si sta da tempo adoperando a riprendersi tutto ciò che gli è stato tolto dagli occidentali, ma è riuscita a oltrepassare l'era del basso costo per sostituirla con quella dell' innovazione, della ricerca,dello sviluppo e high-tech. Noi invece ci siamo fermati agli algoritmi mentre il mondo va avanti grazie all'analisi del sol levante. L'oriente progredisce e l' occidente regredisce!!!

venerdì 5 febbraio 2016

Violenze sui bimbi dell'asilo nido

E' vero che in ogni ambito professionale c'è sempre una percentuale di lavoratori poco dedita ed eticamente poco corretta, ma in ambienti come quello dell'assistenza e dell'infanzia NON DEVONO ASSOLUTAMENTE ESSERCI I MOSTRI. Sembra che in questa italietta la deterrenza non esista e i mostri ci dimostrano di quanto ne siano a conoscenza visto che nonostante vari precedenti continuano INDISTURBATI a trasferire le proprie insoddisfazioni attraverso violenze sui corpi di anziani quasi inermi e sugli indifesi e puri bambini. E' una vergogna! E' un'ingiustizia! E' un abominio! E' una follia! Gli autori di queste azioni terrificanti DEVONO ESSERE PUNITI, ma non di certo restando nel calduccio delle loro case!!! Ah dimenticavo....non considero meno colpevoli e criminali coloro che tacciono per vile omertà!!! Stare in silenzio davanti a maltrattamenti psico-fisici somministrati ad anziani e bambini ti rende MOSTRO più del mostro stesso!

martedì 2 febbraio 2016

L'oppio dei Popoli


Ribadisco: sono agnostica e anticlericale in quanto non penso che le buone azioni, il cuore grande, il rispetto, la misericordia ecc siano le prerogative solo di un credo religioso e l'assicurazione eterna per chi indossa la veste talare. Penso invece che essi siano appartenenti al genere umano in senso lato e così, per non urtare le diverse sensibilità, mi preme sottolineare che mi riferisco sia al genere umano nato divinamente sia a quello nato da teorie storico scientifiche e scientifiche soltanto. Dunque, nonostante la mia poca simpatia per la fede religiosa, molte domande me le pongo anche di sovente. Una di queste è: secondo la fede nostrana la storia religiosa riporta orgogliosamente numerosi miracoli corporali, ma quelli mentali non sono annoverati? Perché? Ovvio che io una mia spiegazione ce l'ho da tempo e si evolve arricchendosi di nuove considerazioni.

lunedì 1 febbraio 2016

Chiusura della biblioteca comunale e danneggiamento del patrimonio librario.


La Cons. Com. Ilaria Saracino riceveva, da  qualche tempo, da alcuni cittadini lamentele per la chiusura della biblioteca comunale  e lo stato di abbandono dei materiali che da anni erano stati depositati dall’attuale amministrazione comunale dentro un piccolo locale della scuola media “ Chionna”, praticamente nella ex casa del custode della suddetta scuola media. Fatte le opportune verifiche, constatava che la biblioteca comunale era stata chiusa da diversi anni; i libri e i materiali erano stati depositati nella ex casa del custode, ma a causa dell’umidità e dell’incuria di tale locale i materiali ( libri e supp. informatici) si stavano danneggiando; apprendeva, inoltre, che  alcuni libri  e parte del materiale erano stati spostati e ubicati in un’aula della scuola elementare “ Manzoni”, ( la ex direzione), altri  erano (sono) rimasti nello stesso locale della scuola media e stanno continuando a danneggiarsi, anche perché in tale locale vi sono infiltrazioni di acque piovane e sono state lasciate le finestre aperte. Ovviamente  la biblioteca comunale non esiste più. Non esiste personale addetto alla biblioteca o la figura di un bibliotecario; quindi nessuno può fruirne, le due scuole sono inaccessibili al pubblico anche durante l’orario in cui si svolge l’attività didattica; neanche gli alunni della scuola elementare o della scuola media. La Cons. Saracino già diversi mesi addietro, durante un consiglio comunale  aveva denunciato la situazione e aveva chiesto interventi immediati al sindaco e all’A.C. , questi ultimi avevano promesso che a breve avrebbero riaperto e avrebbero, tra l’altro, realizzato un  importante progetto culturale attraverso la stessa struttura.


Invece come è consuetudine per questa amministrazione nulla è stato realizzato, continuano con le false promesse. Anzi la situazione è peggiorata perché i materiali risultano danneggiati. La Saracino  quindi ha rivolto a Sindaco e giunta una interrogazione, protocollata il 26/01/2016, con l’intento di  denunciare i fatti  all’opinione pubblica   e contestualmente sollecitare ancora una volta l’A.C. di Lizzano a intervenire per limitare i danni e per dare a questo paese un punto di riferimento culturale importante come  in realtà la biblioteca comunale  è stata in   precedenza. La Saracino  con la sua interrogazione voleva conoscere dal sindaco e dalla giunta: i motivi per cui la biblioteca comunale era stata chiusa; se questa A.C. intendeva riaprirla e con quali modalità e in quali locali; quali testi, opere e/o supporti culturali si sono danneggiati ed eventualmente tra questi se ce ne sarebbero alcuni da recuperare; quale valore l’A.C. attribuisce alla cultura e alla sua diffusione nel nostro paese e se la biblioteca comunale possa rappresentare secondo la loro opinione ( quella degli ammin. com.) uno degli strumenti per diffondere la cultura o se invece la considerano un peso e una struttura inutile; e infine, se dovesse l’A.C, decidere di riaprirla come intenderebbe gestirla. A queste domande già dopo 3 giorni la Saracino riceveva una comunicazione dal presidente del Consiglio Comunale, nonché consigliera comunale che detiene anche la delega alla cultura, ma a ben guardare in tale missiva  neanche una risposta alle domande formulate. Infatti, nel documento si legge che parte del patrimonio  librario dell’ente è stato allocato negli scaffali di proprietà comunale presso la ex direzione della scuola elementare “ Manzoni”, altri volumi residui sono ancora depositati presso la ex casetta del custode alla scuola media “ Chionna” e saranno al più presto sistemati insieme agli altri presso la scuola Manzoni appena saranno consegnati i nuovi scaffali. Conclude promettendo ancora una volta che a breve la biblioteca comunale sarà fruibile all’utenza con apposito spazio già predisposto. Praticamente non risponde ad alcuna domanda ma si limita a ribadire  quello che già tutti sanno. 

A questo  punto La Saracino considerata la totale insensibilità di questa amministrazione  rispetto a questo ennesimo grave danno, che  sta arrecando alla cittadinanza sotto il duplice aspetto del danno economico per il danneggiamento di un notevole patrimonio librario  e del danno non economico per la mancata fruizione da parte dei cittadini  di supporti culturali  rilevanti, si rivolgerà al Prefetto e alle Autorità  competenti per denunciare la situazione e per richiedere il loro intervento  al fine almeno di salvaguardare il patrimonio della biblioteca residuato.




martedì 26 gennaio 2016

Manutenzione stradale, Sinistra Unita: "A Lizzano anche i lavori per i rondò non finiscono mai"

Nella giornata di ieri, lunedì 25 gennaio, la consigliera comunale di minoranza, Ilaria Saracino, ha presentato l’ennesima interrogazione al sindaco e alla giunta del comune di Lizzano, per chiedere i motivi per cui i lavori di realizzazione del rondò al crocevia tra Via Fontanelle e Via L. di Savoia ( arteria stradale che porta alla marina ) sono fermi ormai da mesi. 



La Saracino ha fatto presente che la conclusione dei lavori per la realizzazione dei tre rondò, facenti parte dell’intera opera pubblica, sarebbe dovuta avvenire almeno due anni fa,come prevedeva il crono programma, anche perché "quest' opera è in corso da circa tre anni. Invece, lentamente - si legge nel comunicato di Sinistra Unita - sono stati realizzati due rondò e il terzo è ancora in itinere e tutto ciò ha arrecato notevoli disagi alla cittadinanza e a tutti gli utenti stradali". 
Gli unici lavori "effettuati con una certa rapidità hanno riguardato la copertura del sito archeologico, in cui sono presenti tombe risalenti al periodo della Magna Grecia, con la realizzazione di marciapiedi al crocevia di cui sopra ( intersezione via Fontanelle – via L. di Savoia ), poi da lì tutto si è fermato. 
Invece, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto salvaguardare quel sito archeologico così come aveva chiesto la stessa Saracino - continua la nota stampa - con un’altra lettera aperta all’amministrazione, e avrebbe dovuto immediatamente completare gli altri lavori per la realizzazione del suddetto rondò". 
Ciò che rende la situazione attuale ancor più grave "è che il crocevia suddetto risulta, ormai da mesi, pericolosissimo a causa dell’allargamento dello stesso e della mancanza di adeguata segnaletica stradale, per non parlare della pericolosità del manto stradale, quasi completamente divelto e ricoperto di buche prodotte dalla scarificazione effettuata dalla ditta appaltatrice. Altro pericolo alla viabilità è dato dai tombini della rete fognaria che risultano essere notevolmente rialzati rispetto al livello stradale proprio perché è stato divelto uno strato di diversi centimetri di asfalto. Ancora altro elemento - continua Sinistra Unita - che rende più pericoloso il transito è la scarsissima visibilità, che unitamente alle altre situazioni di pericolo, ha causato già diversi sinistri stradali". 
La consigliera Saracino pertanto, ha presentato quest' ultima interrogazione, chiedendo al sindaco e alla giunta quali siano le ragioni della sospensione dei lavori, i tempi di ultimazione dell’opera, le modalità per la messa in sicurezza del crocevia e i maggiori oneri che l’Ente appaltante sta sopportando e dovrà pagare per le varianti suppletive e per i ritardi.
"Attendiamo dall’amministrazione comunale risposte e azioni concrete, almeno per questa opera che è la terza realizzata in dieci anni e di cui le altre due si sono concluse con la rescissione in danno, o dichiarate tali, e con il mancato completamento delle stesse (si veda il rifacimento della Piazzetta San Nicola e le opere mai completamente realizzate nella zona industriale ). Opere queste - conclude la Saracino - che per essere completate comporteranno notevoli costi per il comune e dunque per la cittadinanza lizzanese".

Di seguito copia dell’interrogazione presentata dalla Saracino:

Oggetto: Interrogazione a risposta scritta ex art. 49 Reg. C.C. in merito ai lavori di completamento dei rondò  di via Fontanelle – via L. di Savoia.

"La sottoscritta Cons. com.le Ilaria Saracino del Gruppo Sinistra Unita di Lizzano, premesso che:
- aveva già richiesto con precedente interrogazione notizie in merito ai lavori di completamento dei rondò che si stanno costruendo su via Fontanelle-via Extramurale e aveva anche richiesto chiarimenti in merito alle varianti in corso d’opera che comportano  oneri finanziari maggiori;
-a tali interrogazioni non ha ricevuto ancora risposta; 
- allo stato i lavori che dovevano essere completati già da due anni  invece ancora sono in corso;
- la situazione si è aggravata perché al rondò di via Fontanelle-via Luigi di Savoia la ditta dopo aver ricoperto prontamente le tombe scoperte nel sito archeologico e completato i marciapiedi da circa due mesi ha  inspiegabilmente abbandonato i lavori;
- tale crocevia è divenuto pericolosissimo  anche perché è stato enormemente allargato, sono state scarificate le strade e sono comparse enormi buche, i tombini della fogna risultano rialzati di diversi centimetri, non vi è più visibilità, manca la segnaletica adeguata, già si sono verificati diversi incidenti;
Per quanto sopra premesso la sottoscritta formalmente intende conoscere con chiarezza la situazione pertanto formalmente 
c h i e d e
1) per quale motivo i lavori non sono stati ancora completati?
2) quando l’Amministrazione comunale prevede che i lavori saranno ultimati?
3) in che modo si intende mettere in sicurezza il crocevia di via Fontanelle-via L. di Savoia( almeno sino al completamento del rondò);
4) quali sono i maggiori costi sopportati dalla stazione appaltante per le varianti effettuate in corso d’opera; e quali sono le varianti?
La sottoscritta oltre a chiedere di avere risposte immediate, vista la gravità della situazione, invita l’A.Comunale di Lizzano ad intervenire immediatamente e a risolvere le problematiche inerenti alla sicurezza stradale in quanto si sta  dando ancora una volta una immagine del nostro paese degradata e negativa". 


martedì 19 gennaio 2016

LIZZANO: SINDACO SI PREOCCUPI DELLA INCOLUMITA’ DEGLI SCOLARI INVECE DI MISTIFICARE I FATTI.


Giunge inattesa la risposta del sindaco Macripò alle numerose istanze e critiche reali della consigliera Saracino.

Inattesa lo è in quanto i lavori alla scuola Manzoni si sarebbero dovuti eseguire sin dall’anno 2012, difatti già allora tutte le finestre del plesso erano cadenti e pericolanti. La Saracino non solo negli ultimi giorni, ma da anni va chiedendo di effettuare i lavori di sostituzione delle finestre al fine di salvaguardare l’incolumità degli alunni, ma sembra che ci siano voluti ben quattro anni e la caduta di tre finestre a far comprendere a questa amministrazione che ormai occorreva intervenire. 
 Quindi la Saracino non critica il tanto atteso intervento, che va ovviamente  realizzato, ma la modalità e i tempi con cui tali lavori saranno eseguiti.
Il sindaco avrebbe dovuto vergognarsi di replicare vista la sua responsabilità e il suo immobilismo di questi anni. La Saracino quindi concorda con la realizzazione dei lavori, ma critica in questo periodo scolastico e in questa fase di consegna del cantiere, che gli stessi riguardando l’intero plesso scolastico, e non solo una parte di esso, potrebbero interferire con  l’attività didattica. Sarebbe stato invece ovvio effettuare i lavori nel periodo estivo e magari se necessario dividerli per categorie per non arrecare disagi e non creare situazione di potenziale pericolo.
Ma come sempre l’inefficienza di questa amministrazione ha fatto slittare i lavori all’inizio di gennaio dopo le vacanze natalizie. Ecco perché i genitori, preoccupati sia per la caduta della terza finestra sia per l’apertura del cantiere, hanno organizzato una protesta contro l’amministrazione e hanno chiesto l’intervento per ben due volte in pochi giorni dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri.
Sono stati proprio i genitori a coinvolgere nella loro giusta protesta contro l’amministrazione gli stessi consiglieri di minoranza che altro non hanno fatto che adempiere al mandato ricevuto dagli elettori. Quindi non vi è stata e non esiste alcuna strumentalizzazione politica da parte della minoranza che è formata oltretutto da ben cinque schieramenti politici differenti e spesso contrapposti!!!!!!
Giusto per completezza va detto che i Vigili del Fuoco hanno riscontrato, durante i loro sopralluoghi, anomalie degli estintori e probabilmente il comune sarà anche sanzionato. I genitori rimangono tuttavia preoccupati per il fatto che i loro figli dovranno svolgere le lezioni in un vero e proprio cantiere e attendono però di vedere come si svolgeranno realmente i lavori.
La Saracino auspica che vi sia una netta differenziazione in comparti dell’edificio e che quindi le opere vengano realmente svolte in un solo comparto alla volta mettendo in sicurezza altre parti dell’edificio dove gli alunni potranno essere al sicuro. Comunque la consigliera Saracino vigilerà affinché le opere si svolgano garantendo l’incolumità degli utenti della scuola. Si spera che il sindaco Macripò si ravveda, e non solo in questa circostanza, e nelle sue dichiarazioni non trasformi le giuste critiche della minoranza in episodi infausti e di cattivo gusto!

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venerdì 15 gennaio 2016

LIZZANO: L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE TRASFORMA LA SCUOLA MANZONI IN UN CANTIERE

La cons. comunale Ilaria Saracino ha appreso che nella giornata del 13 gennaio c.a si è aperto il cantiere alla scuola elementare A.Manzoni per effettuare i lavori di efficientamento energetico tra cui è compresa la sostituzione degli infissi esterni e intonaci esterni. Tale situazione sta destando ulteriore preoccupazione tra i genitori degli alunni in quanto si potrà immaginare il disagio per lo svolgimento delle attività didattiche e il potenziale pericolo per gli alunni che si ritroveranno per cinque mesi, tanto dovrebbero durare i lavori, a stare in un cantiere aperto. 
In conseguenza di ciò i genitori riunitisi in gruppetti davanti alla scuola esternano il proprio disappunto e la propria preoccupazione coinvolgendo sia la Dirigente scolastica sia i consiglieri di minoranza. Eppure la cons. com. Saracino in più occasioni attraverso le numerose interrogazioni e lettere inviate al Prefetto e al Sindaco aveva chiesto lo spostamento delle classi in altre sedi in quanto appare inconcepibile che i lavori nell’edificio vengano effettuati alla presenza degli alunni. 
La Saracino aveva anche invitato l’amministrazione, qualche mese addietro, ad effettuare i suddetti lavori nel periodo estivo per evitare i disagi e il sindaco aveva promesso che sarebbero iniziati in quel periodo, ma così non è stato. Oltre a questo pare che alla scuola Manzoni i problemi non finiscano mai, infatti sono stati chiusi due aule e i due bagni in misura cautelativa, così si legge nella comunicazione inviata ai genitori,  perché sono comparsi dei rigonfiamenti dell’intonaco del solaio, quindi si dovranno effettuare indagini anche di staticità del  tetto per questa parte dell’edificio.- 
Tutto questo avviene perché  questa amministrazione comunale non si è mai occupata della manutenzione degli edifici, neanche di quella ordinaria, quindi è sintomatico che i vecchi edifici dopo  anni di completo abbandono   presentino criticità varie nella struttura. 
Ancora una volta, ancora  oggi, alcuni  genitori per precauzione non  hanno portato i  figli a scuola e un gruppo di essi ha chiesto nuovamente l’intervento dei vigili del  fuoco che intorno alle ore 12,00  sono ritornati ad effettuare nuove verifiche al plesso scolastico. Tutto ciò avviene ovviamente durante le attività didattiche. Qualcuno voleva far intervenire anche le forze dell’ordine. La situazione appare veramente grave, gli alunni rischiano di non poter effettuare  regolarmente  le attività scolastiche, obbligatorie per legge. 
La negligenza e la non curanza di questa amministrazione è veramente impressionante. La Dirigente scolastica di nuova nomina totalmente priva di responsabilità viene purtroppo bersagliata dai genitori, ma altro non può fare che sollecitare l’Amministrazione comunale a provvedere con urgenza ad effettuare gli interventi secondo quanto stabilisce la legge in materia, come ha già fatto.
Alcuni genitori hanno chiesto questa sera di incontrare la consigliera comunale Saracino affinchè possa rappresentare le loro istanze  a Sindaco e al Prefetto, anche se qualche giorno addietro  la stessa aveva già inviato una lettera di denuncia e una richiesta di intervento urgente al Prefetto . Vedremo gli sviluppi di questa vicenda che ha del paradossale perché gli interventi erano stati programmati e finanziati sin dal 2012. Basta questo per far comprendere la totale incapacità e inefficienza di questa amministrazione, ma purtroppo le problematiche che non affronta e non risolve anche in altri settori sono ormai incommensurabili.   


Cons. Comunale Dott.ssa Ilaria Saracino




15 Gennaio 2016 _ Lizzano_Scuola_Manzoni







mercoledì 13 gennaio 2016

LIZZANO – SFIORATA ANCORA LA TRAGEDIA ALLA SCUOLA MANZONI


La cons. comunale Ilaria Saracino già nella prima mattinata di oggi  ha avuto notizia dai genitori della scuola elementare Manzoni di Lizzano che ancora una volta era caduto il vetro di una finestra  del secondo piano  sulle scale interne lato ovest. Recatasi immediatamente al plesso scolastico per verificare la situazione ha potuto constatare che  sul luogo era presente  un gruppo di genitori i quali erano preoccupati ovviamente per l’incolumità dei figli, inoltre, vi erano i vigili del fuoco probabilmente chiamati dagli stessi genitori, arrivavano infine anche il sindaco di Lizzano e il responsabile dell’UTC, settore lavori pubblici. Veniva  chiusa la scala lato ovest e veniva disposto che l’uscita degli alunni doveva avvenire dal lato nord. La  Saracino apprendeva che il vetro si era staccato dalla finestra ed era caduto poco prima dell’ingresso degli alunni. Ovviamente alcuni genitori appresa la notizia non hanno fatto entrare i loro figli  a scuola  spaventati dal pericolo costante degli infissi che pare cadono ogni qualvolta si levi il vento o vi sia un temporale !!! Altro vetro manca ad una finestra del piano terra  lato ovest.  Ancora una volta, instancabilmente, la cons. comunale Saracino inviava una lettera al Sindaco di Lizzano e al Prefetto di Taranto  per invitarli, ognuno nell’esercizio delle proprie funzioni e dei propri poteri, a  provvedere alla sostituzione immediata degli infissi esterni della scuola e, comunque a provvedere con specifica ordinanza, in attesa della messa in sicurezza dell’edificio scolastico Manzoni, al  reperimento di altri locali idonei ad ospitare gli alunni della scuola elementare e proseguire le attività didattiche, non essendo ormai più  pensabile di proseguire le attività scolastiche nello stesso edificio con la preoccupazione e il timore dei genitori, degli alunni e  degli insegnanti di subire lesioni personali  a causa del distacco degli infissi o di parte di essi. E pensare che da anni, precisamente dall’anno 2012,  il sindaco di Lizzano  Macripò  periodicamente  va  promettendo la sostituzione degli infissi e la messa in sicurezza del  plesso Manzoni. L’ultima promessa del sindaco è del 16 dicembre 2015, allorquando rispondendo ad una delle numerose interrogazioni e interpellanze della Saracino  aveva assicurato che i lavori di efficientamento energetico sarebbero iniziati a giorni e che in occasione delle vacanze natalizie sarebbero stati sostituiti gli infissi esterni. Invece,  come avviene da anni sempre le solite bugie, si prendono  in giro i cittadini ancora una volta. Il Prefetto,  nonostante le varie denunce e richieste di  intervento, pare abbia sempre ignorato il problema, disinteressandosene completamente. Intanto alla scuola Manzoni di Lizzano si continua a sfiorare la tragedia!!!

 F.to Cons. Comunale dott.ssa Ilaria Saracino



"..Penso che ancora una volta la questione sia mooooolto grave: cade un'altra finestra dal secondo piano del plesso elementare Manzoni! Nelle prossime ore si dice che la scuola verrà messa in sicurezza e che a breve persino gli infissi verranno sostituiti. Il progetto per la risoluzione di questa grave situazione risale a ben 4 anni fa e nel frattempo le finestre e tutto ciò che non viene manutenuto ordinariamente cade giù come le tessere del domino ( sopra le teste dei nostri figli, nipoti, cugini, amici, vicini e conoscenti). Le nostre sono state richieste insistenti di tempestivi interventi, richieste ripetute e presentate in tutte le salse nel tempo, ma sempre sottovalutate o considerate propagande politiche da chi FORSE non possiede il senso del dovere e del rispetto. Sottovalutare tali gravità significa venir meno alle proprie responsabilità e questo ammonimento vale però anche per tutti noi cittadini lizzanesi, nessuno escluso. Anche questa mattina si è sfiorata un'altra tragedia, un altro grave fatto che avrebbe potuto cambiare le sorti e la serenità di qualche famiglia. Io e il mio gruppo politico non abbiamo mai abbandonato la faccenda tanto che l'abbiamo affrontata attraverso interrogazioni, lettere al prefetto, articoli sui giornali e interventi puntuali a ogni consiglio comunale. Ma tutto è sempre stato considerato ESAGERATO perchè qui è sempre tutto a posto!!!!!! Qui invece è tutto maledettamente MADE IN LIZZANO!!!!!! Anche questa volta l'abbiamo scampata!!!! Ma che serva a svegliare le nostre coscienze..!!!!"

martedì 12 gennaio 2016

Lizzano - ennesima finestra caduta dalla scuola Manzoni

Penso che ancora una volta la questione sia mooooolto grave: cade un'altra finestra dal secondo piano del plesso elementare Manzoni! Nelle prossime ore si dice che la scuola verrà messa in sicurezza e che a breve persino gli infissi verranno sostituiti. Il progetto per la risoluzione di questa grave situazione risale a ben 4 anni fa e nel frattempo le finestre e tutto ciò che non viene manutenuto ordinariamente cade giù come le tessere del domino ( sopra le teste dei nostri figli, nipoti, cugini, amici, vicini e conoscenti). Le nostre sono state richieste insistenti di tempestivi interventi, richieste ripetute e presentate in tutte le salse nel tempo, ma sempre sottovalutate o considerate propagande politiche da chi FORSE non possiede il senso del dovere e del rispetto. Sottovalutare tali gravità significa venir meno alle proprie responsabilità e questo ammonimento vale però anche per tutti noi cittadini lizzanesi, nessuno escluso. Anche questa mattina si è sfiorata un'altra tragedia, un altro grave fatto che avrebbe potuto cambiare le sorti e la serenità di qualche famiglia. Io e il mio gruppo politico non abbiamo mai abbandonato la faccenda tanto che l'abbiamo affrontata attraverso interrogazioni, lettere al prefetto, articoli sui giornali e interventi puntuali a ogni consiglio comunale. Ma tutto è sempre stato considerato ESAGERATO perchè qui è sempre tutto a posto!!!!!! Qui invece è tutto maledettamente MADE IN LIZZANO!!!!!! Anche questa volta l'abbiamo scampata!!!! Ma che serva a svegliare le nostre coscienze!!!!